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The Pirate Bay verso l’appello

In attesa dell’autunno giudiziario la Baia del P2P continua la sua avventura online e nelle aule di tribunale. TPB vince in Norvegia mentre l’ex-portavoce rilascia interviste via Skype. Per evitare l’arresto.

La Baia dei Pirati avrebbe dovuto trasformarsi in The Pay Bay, ed è invece finita come al solito a fungere da ritrovo per le numerose schiere di utenti abituati a condividere contenuti digitali su rete BitTorrent. Se la Baia rimane per molti versi immobile, tutto intorno a lei si muove, dai marosi delle cause legali (l’ultima delle quali conclusasi positivamente per il sito) alla nuova vita di ex-collaboratori d’eccezione.

Se nel loro paese natio il primo round del processo è stato assegnato all’industria multimediale, in Norvegia i tecno-contestatori svedesi incassano un’importante vittoria contro i desideri di censura della predetta industria rappresentata da IFPI e dall’organizzazione locale TONO. Entrambe le società di rappresentanza avevano chiesto, nel marzo del 2009, che il provider Telenor bloccasse l’accesso al sito della Baia pena il dover affrontare una causa in tribunale.

Al contrario di quanto successo in Italia, però, l’ISP ha affrontato IFPI e TONO davanti ai giudici che hanno infine sancito l’impossibilità di far rispettare il genere di imposizioni voluto dalle major. La recente decisione dell’Alta Corte norvegese ha lasciato ai legali dell’accusa la sola possibilità di ricorrere alla Corte Suprema del paese, ma IFPI e TONO dicono ora chiaro e tondo di non voler procedere oltre con la loro offensiva legale.

Secondo le dichiarazioni rilasciate dalle due organizzazioni, le chiarificazioni ricevute dai giudici circa la non esistenza, all’interno del sistema legale norvegese, di una norma capace di rafforzare le misure di blocco nei confronti di servizi come TPB è sufficiente a chiudere il discorso. Proseguire oltre sarebbe uno spreco di soldi e di tempo, e i legali dicono di voler meglio impiegare entrambe le risorse per chiedere al parlamento di chiudere il “buco legale” esistente e far recepire in pieno la direttiva sul diritto d’autore emanata dall’Unione Europea nel 2005.

The Pirate Bay vince in Norvegia, una buona notizia che dovrebbe servire a rincuorare i tre fondatori e l’uomo d’affari già condannati in Svezia mentre attendono, il prossimo 28 settembre, la possibilità di giocare un nuovo match in appello.

Di certo Peter Sunde, ex-portavoce della Baia ora impegnato a lavorare in una nuova start-up svedese, dimostra la baldanza e il tono derisorio di sempre mentre interviene via Skype a un’intervista per evitare di finire nelle galere federali degli States, paragonando TPB prima alla Coca Cola e poi allo zucchero (“ti fa male ma non puoi fare a meno di usarla”); e infine sparando su Google e sul fatto che a Mountain View lavorano solo “una gran massa di bugiardi”, “malvagi” fino al midollo e altresì impegnati a dare di sé un’immagine “bonaria” atta a nasconda la realtà dei fatti.

via punto-informatico

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