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Profilewatch: verificare facilmente il livello di privacy di un profilo di Facebook

Profilewatch: verificare facilmente il livello di privacy di un  profilo di Facebook

Da quando Facebook, il social network per eccellenza, ha fatto la sua comparsa online, le discussioni relative alla privacy dei suoi utilizzatori non hanno mai avuto fine, continuando ancora oggi giorno e mettendo dunque ciascun utente in condizione di cercare di preservare nel migliore dei modi quelli che sono i propri dati personali.

In particolare, nell’ultimo periodo, considerando anche i vari ed eventuali cambiamenti applicati al geniale prodotto di Mark Zuberg, vi è un enorme numero d’utenti che, in modo attento e meticoloso, cerca di preservare quelle che sono le informazioni più riservate, come ad esempio nel caso dei dati anagrafici, mentre invece, al contempo, vi è un altrettanto ampio gruppo di navigatori della grande rete che, non curante, utilizza in maniera del tutto poco cauta quello che, allo stato attuale delle cose, appare come il social network per eccellenza.

Considerando quest’insieme di fattori potrebbe dunque risultare utile ed interessante verificare l’effettivo livello di protezione e sicurezza della privacy del proprio profilo ricorrendo all’utilizzo di un nuovo applicativo online che, in modo semplice ed immediato consente di ottenere esattamente quelle che sono le informazioni in questione.

Il servizio è Profilewatch, un valido strumento web che, senza richiedere alcun tipo di sottoscrizione per il suo utilizzo ed in maniera totalmente gratuita, consente giust’appunto di verificare tutto quanto precedentemente accennato semplicemente andando ad inserire, nell’apposito spazio, l’url relativa al proprio profilo di Facebook (ad esempio http://www.facebook.com/MioNome).

Una volta inserito l’url del profilo di cui abbiamo intenzione di verificare il livello di privacy adottato e confermata l’operazione, ci verrà restituito il relativo rank, con punteggio da 0 10, indicante il livello di protezione adottato e altamente comprensibile grazie all’indicatore di facile visualizzazione.

Oltre al rank, Profilewatch mette a disposizione dei suoi utilizzatori anche tutta una serie di interessanti trucchi e consigli mediante cui migliorare eventualmente la sicurezza di un dato account, mettendo dunque ciascun utilizzatore del servizio in condizione di rendersi facilmente conto di ciò che, agli occhi degli altri utenti, appare condivisibile e, di conseguenza, di pubblico dominio.

Il consiglio è dunque quello di provare questa interessante applicazione online e di verificare quanto un dato profilo di Facebook sia effettivamente in grado di rispondere ad un dato livello di privacy!

Via geekitaly

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MyWeboo: gestire i propri file presenti su vari servizi web mediante un unico strumento

MyWeboo: gestire i propri file presenti su vari servizi web  mediante un unico strumento

Considerando l’esistenza delle più svariate tipologie di strumenti presenti online, di certo gran parte di voi appassionati lettori di GeekItaly, così come una buona fetta di tutti gli altri accaniti navigatori del web, avrà a propria disposizione molteplici profili online facenti riferimento ai più disparati servizi, tra cui sembra primeggiare Facebook, il ben noto social network.

Avere la possibilità di poter sfruttare differenti profili e servizi online a seconda di quelle che sono le esigenze di ogni singolo utente costituisce senz’altro un fattore positivo ma, nella maggioranza dei casi, una situazione di questo tipo potrebbe portare anche inevitabilmente ad avere vere e proprie difficoltà nella gestione dei vari upload effettuati su ciascun servizio.

Tenendo ben presente quanto appena affermato, ricorrere all’utilizzo di un applicativo online quale MyWeboo potrebbe andare a risultare decisamente rilevante.

Si tratta infatti di un nuovo ed interessantissimo strumento web gratuito che pone come obiettivo proprio quello di facilitare e velocizzare la gestione dei vari file presenti sui molteplici servizi online ai quali siamo iscritti, tra cui risultano disponibili Facebook, YouTube, MySpace, Picasa, Flickr e, ovviamente, molto altri ancora.

Detta in altri termini, scopo di questo nuovo strumento consiste essenzialmente nel permettere a ciascun utente di avere sempre a portata di mano tutti i file uploadati tra i vari servizi ai quali risulta iscritto, raggruppando il tutto in un unico “luogo virtuale” così come se si trattasse di una sola ed unica risorsa.

I file caricati sui diversi servizi andranno dunque a collocarsi in una sorta di unico disco virtuale, risultando dunque sempre disponibili, a patto ovviamente che vi sia la possibilità di accedere a MyWeboo sfruttando una connessione ad internet.

Tra le altre interessanti caratteristiche offerte vi è senza dubbio quella che consente di effettuare l’upload anche dei file presenti sul nostro PC, così da poter condividere successivamente il tutto sui vari servizi web associato a MyWeboo, e, inoltre, la possibilità di creare vere e proprie copie dei file da un sito web all’altro con estrema facilità.

Gli utenti più puntigliosi saranno inoltre ben lieti di sapere che il servizio consente anche di applicare modifiche ai propri file direttamente online, il tutto nel giro di qualche click ed avendo a propria disposizione un interfaccia utente semplice e decisamente intuitiva.

Link | MyWeboo

Via geekitaly.com

Il firmware 4 e l’integrazione con Facebook

Il firmware 4 per iPhone ed iPad potrebbe avere un’ulteriore novità non ancora annunciata: la piena integrazione con il social network Facebook.

Secondo le voci provenienti dagli USA una funzione che sicuramente verrà implementata e presentata il 7 giugno sarà la possibilità di sincronizzare la rubrica con i contatti Facebook. Altra novità dovrebbe riguardare da vicino gli sviluppatori, dato che nel nuovo SDK sarà implementata la possibilità di integrare facilmente le funzioni di Facebook Connect nelle applicazioni per iPhone.

Addirittura il rumor parla della possibilità di inviare messaggi ad altri utenti Facebook o partecipare alla chat direttamente da un’applicazione nativa (Messaggi?).

Insomma, Apple sembra seriamente intenzionata ad integrare Facebook nel firmware 4.0.

Via iphoneitalia

Facebook, il Web sono io

Il social network di Palo Alto punta a essere il collante della Rete. Zuckerberg cancella la privacy dalla lista dei suoi amici e pensa a stravolgere i canoni del World Wide Web

Grandi manovre in quel di Palo Alto, California. La conferenza f8 tenuta dai massimi vertici di Facebook e dedicata principalmente ai “developer” potrebbe costituire una sorta di spartiacque tra ciò che è stato e ciò che sarà il social network creato da Mark Zuckerberg, che ora pare intenzionato a stravolgere più o meno tutto: dalla gestione privacy degli utenti, che in passato ha generato non poche polemiche, all’integrazione di Facebook con il resto del Web.

Proprio su privacy e interazione con siti e applicazioni di terze parti vertono i nuovi criteri con cui i dati degli utenti verranno somministrati a sviluppatori e webmaster. Cade il termine massimo di 24 ore del periodo in cui era possibile trattenere nomi, cognomi, date di nascita e quant’altro sia disponibile sulla propria pagina: inoltre se prima era necessario autorizzare una determinata applicazione affinché questa pescasse le generalità degli utenti, ora basterà invece che questi vi interagiscano anche una sola volta per aprire le porte dei propri segreti allo sviluppatore di passaggio.

A questo proposito presto cambierà forma Facebok Connect, il tool sin qui utilizzato per far coincidere con Facebook l’accesso a diversi altri siti e social network che, una volta modificato, sarà noto con il nome di Open Graph e permetterà in pratica ai gestori di siti e applicazioni di prepararsi alla visita dell’utente confezionandone l’esperienza Web a seconda dei gusti, carpiti dal profilo Facebook.

L’aria di cambiamento radicale in realtà si respirava già da un po’ e la recente decisione di cancellare Facebook Lite non è stata che l’ultima di una serie continue modifiche che hanno coinvolto il social il network in blu, dal layout ai termini d’uso.

Mark Zuckerberg sembra volersi prendere tutto sobbarcare un’opera titanica, ovvero quella di rimodellare le fondamenta del Web: “Stiamo operando in maniera che tutti i siti Web possano lavorare insieme per creare una rete di contatti migliore e migliorare l’esperienza social di ognuno – ha spiegato il fondatore di Facebook – abbiamo ridisegnato la piattaforma per semplificare e migliorare gli strumenti utilizzabili dagli sviluppatori sparsi per la Rete al fine di dare una forma alla mappa”.

I partner di Facebook sembrano accogliere favorevolmente questa piccola rivoluzione, come dimostra la risposta data da Tom Conrad, CTO di Pandora, a chi gli ha chiesto cosa significasse per il portale musicale quanto annunciato da Zuckerbeg: “Queste novità consentirà agli utenti di Pandora di condividere i propri gusti su Facebook, facilitando l’inserimento dei novizi senza che questi debbano frugare nel database – ha dichiarato al New York Times – possiamo dire ora che Pandora è finalmente social”.

Via punto-informatico

Il lato oscuro di Facebook

Sullo sfondo una causa da 65 milioni di dollari. Mentre i media USA tentano di ricostruire la gestazione e la nascita del social network più grande in circolazione: la cui genesi è avvolta in un alone di intrigo e mistero.

Facebook. Ovvero quello che è attualmente il social network più diffuso al mondo. La sua storia – come è ormai noto ai più – è iniziata in un corridoio del campus di Harvard, nella testa di uno studente chiamato Mark Zuckerberg. Un’idea che trasformerà un programmatore statunitense di 19 anni in uno degli uomini più ricchi e influenti del vasto ecosistema social della Rete. Ma anche un’idea che si trascinerà per lungo tempo in un’aula di tribunale: Mark Zuckerberg l’avrebbe infatti rubata a qualcun altro.

Era il 2004 e Mark era un semplice programmatore, assoldato da tre dei suoi compagni di corsi per lavorare ad un progetto particolare. Si trattava per la precisione dei fratelli Winklevoss e del loro compagno di libri Divya Narendra, all’opera insieme su un social network universitario che poi si sarebbe chiamato ConnectU. Pochi giorni dopo il primo lancio di TheFacebook.com, i tre studenti avevano puntato il dito contro il loro programmatore, reo di aver trafugato idee e linee di codice alla base di ConnectU.

Il caso era stato portato davanti all’Administration Board della Harvard University, e successivamente all’attenzione della redazione di The Crimson, il principale organo d’informazione interno al campus. Tim McGuinn – uno degli editor di The Crimson – aveva invitato lo stesso Zuckerberg nel suo ufficio, per dargli la possibilità di chiarire. Zuckerberg aveva prima tentato di assicurarsi che nulla venisse pubblicato, successivamente mostrando su un computer il lavoro effettuato per ConnectU.

La dimostrazione di Zuckerberg aveva ottenuto i risultati sperati: il giornalista di The Crimson non avrebbe scritto una sola parola sul caso. Ma alcuni giorni dopo l’inchiesta aveva ripreso vita, a seguito di nuove rivelazioni di un membro della squadra di canottaggio del college statunitense. L’attuale CEO di Facebook aveva – a detta dello studente – rubato un’altra idea fondamentale a proposito di una feature chiamata visualize your buddy.

Si tratta comunque di indiscrezioni, di una lunga ricostruzione apparsa recentemente sul sito Business Insider. Gli editori di The Crimson avevano quindi deciso di pubblicare un articolo dettagliato sulla vicenda, apparso sul sito ufficiale del quotidiano scolastico in data 28 maggio 2004. Zuckerberg, informato dell’imminente pubblicazione, si era mostrato particolarmente preoccupato, in particolare della possibile presenza nell’articolo delle ultime accuse relative a visualize your buddy.

Zuckerberg avrebbe deciso di non poter aspettare fino alla pubblicazione, intrufolandosi di nascosto tra gli account TheFacebook dei due editor di The Crimson. In modo tale da controllare il carteggio privato tra i due giornalisti, in cui l’uno avrebbe sottolineato all’altro quanto il giovane Mark fosse preoccupato del caso. Quanto fosse strano il suo comportamento una volta a conoscenza delle accuse a suo carico.

Accuse che da un’inchiesta giornalistica erano passate ad una vera e propria battaglia legale. Un aspro contenzioso che sembrava essersi risolto circa un anno fa, quando Facebook si accordava con i fondatori di ConnectU per una costosa pax da 65 milioni di dollari. Accordi che sembravano aver messo la parola fine alla feroce disputa in materia di proprietà intellettuale.

Ma poi lo scenario si è arricchito di nuovi importanti dettagli, come recentemente riportato da Valleywag, blog statunitense particolarmente incline al gossip dal mondo dell’high-tech. Innanzitutto, una serie di messaggi di posta elettronica avrebbero dimostrato quanto l’entusiasmo di Zuckerberg per il progetto ConnectU fosse cambiato nel giro di pochissimo tempo, passando da una grande disponibilità a un numero eccessivo di impegni.

Zuckerberg avrebbe in pratica preso del tempo prezioso, in modo da sviluppare un suo progetto sulla base delle idee del trio di studenti. Come riportato da Valleywag, ci sarebbero delle discussioni che il CEO di Facebook avrebbe tenuto con alcuni amici – tra cui il primo investitore in TheFacebook, Eduardo Saverin – illustrando loro l’intento di gabbarli, di batterli sul tempo.

In sostanza, nell’hard disk di Zuckerberg ci potrebbero essere testimonianze fondamentali dell’avvenuta frode ai danni dei fondatori di ConnectU. Ed è per questo che i legali dei fratelli Winklevoss hanno chiesto – subito dopo il raggiungimento dell’accordo milionario – al giudice la possibilità di ricorrere in appello.

“Non abbiamo intenzione di parlare di queste fonti anonime che cercano di riscrivere la storia di Facebook e quindi di mettere in imbarazzo Marck Zuckerberg con accuse ormai datate”. Così una dichiarazione ufficiale del social network in blu, che ha poi sottolineato quanto ci tenga alla privacy di tutti i suoi utenti. “Qualsiasi dipendente che venisse colto ad utilizzare i dati degli utenti in modo improprio andrebbe incontro a serie sanzioni disciplinari, compreso il licenziamento”.

via punto-informatico

Feeder.fm: nuova applicazione per ascoltare e condividere musica su Facebook

febbraio 17, 2010 Lascia un commento

Feeder.fm è una nuova applicazione per Facebook che permette di trovare, ascoltare e condividere musica in modo semplice e gratuito.

Per iniziare a condividere la propria musica preferita con gli amici basta infatti inserire il nome di un gruppo/artista/brano nell’appostito form di ricerca di Feeder.fm e consentire l’accesso al proprio account Facebook (tramite Facebook Connect).

Si può condividere il brano con un amico su Facebook o sulla propria bacheca semplicemente cliccando su “Feed It!“.

Per utilizzare Feeder.fm non è necessario possedere un account Facebook, potrete infatti ascoltare lo stesso i brani online e sfuttare Feeder.fm come uno dei tanti servizi per cercare ed ascoltare musica gratuita in streaming.

via Ilarialab