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Il Parlamento Europeo contro l’anonimato in rete, la proposta di un italiano

In questi giorni sta facendo molto discutere la proposta di un parlamentare europeo italiano, Tiziano Motti, che prevederebbe l’archiviazione dei dati per risalire all’identità di qualsiasi dato pubblicato online, comprese le ricerche attraverso i più popolari motori.

Come sempre la scusa utilizzata è la lotta contro la pedopornografia, ma anche in questo caso si tratta solo di un cavallo di Troia per imporre misure più restrittive alle libertà personali. Nel documento, infatti, si fa esplicito riferimento al fatto che dev’essere possibile risalire al nome dell’autore di ogni singolo scritto che si trovi online, non solo immagini e video.

Secondo un resoconto i parlamentari firmatari della mozione si sarebbero ritirati uno dopo l’altro perché le pratiche di data retention non erano esplicitamente evidenziate, ma indicate attraverso un riferimento ad un altro documento.

Non ci resta che riderci sopra, per non piangere, guardando il video sarcastico che prende in giro in maniera molto intelligente questo genere di approccio alla sicurezza dei nostri bambini.

Via ossblog

  1. Alessandro
    giugno 22, 2010 alle 7:36 am

    Per quanto riguarda il caso in questione vi giro l’altra campana: il testo della dichiarazione 29/2010 è chiarissimo e in quanto tale è stato vagliato e approvato direttamente dal Presidente del Parlamento Europeo. Non parla di registrazione dei dati di ricerca ma è stato chiarito che si pone l’obiettivo di mantenere esclusivamente la traccia dei contenuti immessi in rete. Questione chiusa prima ancora di partire.
    Se la Wikström (deputata che ha prima firmato a favore e poi ha ritirato la firma sostenendo di non avere compreso ciò che firmava, scatenando reazioni contro la dichiarazione scritta) pretendeva di leggere nel titolo “attenta: leggi bene quello che firmi, potresti non sapere cos’è la direttiva 2006/24/CE (data retention)”, allora è bene che cambi mestiere. Sono certo che la sua busta paga mensile la legge molto più attentamente e non si ferma al titolo.
    Contro la dichiarazione si è immediatamente girata la lobby del “partito dei Pirati informatici” (bella roba: a quando il Partito dei rapinatori di banca?) che ha scatenato anticorpi in mezza Europa sostenendo che se la dichiarazione di Motti passasse e diventasse una Risoluzione del Paramento Europeo i dati di traffico di tutte le ricerche in internet sarebbero archiviati per due anni. Una vera schedatura medievale. Le caselle di posta dei deputati europei sono state invase da migliaia di mail-spamm e ben 45 deputati (prevalentemente dei paesi del Nord Europa), guidati dalle istruzioni ricevute a mezzo mail, hanno ritirato la firma. Non era mai successo nella storia del Parlamento Europeo.
    Ma non era mai successo neppure che 330 firme fossero raccolte in 6 giorni anziché in 3 mesi (infatti, in genere, le dichiarazioni scritte non ottengono il quorum necessario di firme).
    La settimana scorsa Motti è ripartito, conseguentemente, da 285 firme e na ha aggiunte 87 in due giorni (anziché due mesi, tanto per evitare una ulteriore emorragia, dal momento che al raggiungimento del quorum non si possono più ritirare e la dichiarazione è blindata).
    Ritultato: 372 firme. Mai visto prima.
    La dichiarazione è stata adottata e diventerà una Risoluzione ufficiale del Parlamento Europeo.
    Ma per buona pace dei pirati informatici nessuno schederà i nostri dati di traffico, perché l’obiettivo di Motti non era legato alle ricerche ma a chi immette contenuti, con particolare riferimento alla pedopornografia, ma non solo.
    Qualche preoccupazione in più in chi usa la rete (social forum, blogs, Facebbok, Youtube, ecc…) per immettere contenuti illeciti, ma questo è un altro discorso…

  2. Alessandro
    giugno 22, 2010 alle 7:41 am

    In ogni caso il filmato di Cleanternet è fantastico!

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