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Archive for giugno 21, 2010

Body scanner: per tutti, o per nessuno

di G. Scorza (punto-informatico)  – Ovvero quando sicurezza non fa rima con riservatezza. La Commissione Europea interviene sul tema: per tentare di arginare le fughe in avanti di cui proprio l’Italia pare protagonista.

Videosorveglianza à gogo nelle nostre città, body-scanner negli aeroporti e nelle stazioni, tecnologia RFID per accedere negli stadi, acquisizioni di massa dei dati personali relativi alla navigazione degli utenti per combattere la pirateria audiovisiva, impronte digitali sui passaporti e dati biometrici per vigilare sugli accessi a banche ed istituti di credito. Siamo in uno scenario che si avvia superare quello delineato – all’epoca con uno straordinario sforzo di immaginazione – da George Orwell in 1984.

Intendiamoci, questo non significa che l’utilizzo della tecnologia per rendere sempre più sicura la vita nelle nostre città, sugli aerei o sui treni, sia un obiettivo da accantonare o da non perseguire con convinzione e determinazione: ma, certo, guardandosi attorno sorge il sospetto che – con la sola importante eccezione del famigerato DDL intercettazioni – negli ultimi tempi, nelle scelte politiche, l’esigenza di sicurezza abbia sempre avuto la meglio e che, forse, non sempre la valutazione comparativa ed il bilanciamento tra sicurezza e privacy siano stati compiuti con l’attenzione e la puntualità che avrebbero meritato.

Il massiccio utilizzo dei body scanner nei nostri aeroporti e stazioni cui il ministro Maroni ha annunciato di voler dar corso nei prossimi mesi rappresenta, probabilmente, il più recente episodio sintomatico di questa tendenza. Al riguardo, pur rifuggendo da ogni allarmismo ingiustificato, credo che un po’ di costruttiva preoccupazione e diffidenza sia opportuna e necessaria perché sussiste il rischio che, altrimenti, si perda progressivamente la consapevolezza e la coscienza di essere titolari di un diritto alla privacy ed alla riservatezza e, soprattutto, si perda la capacità di apprezzarne il valore: finiremo tutti con il pensare che le esigenze di sicurezza siano ontologicamente – verrebbe quasi da dire “naturalisticamente” – sovraordinate rispetto ai diritti della personalità.

Non è così e ciò risulta evidente sol che si rifletta, più da vicino, all’episodio, appena richiamato. In tutto il mondo, dopo l’11 settembre, si è iniziato a guardare con insistenza e determinazione crescente a soluzioni più efficaci per garantire maggiori livelli di sicurezza nel trasporto aereo rispetto al rischio di attentati terroristici. In nome di questa preoccupazione, le nostre abitudini di vita, in occasione di ogni spostamento aereo – per lavoro o per diletto, nazionale, internazionale o intercontinentale – sono prepotentemente cambiate: abbiamo accettato con rassegnazione l’idea che le nostre borse siano passate ai raggi-x e talvolta ispezionate da mani sconosciute, abbiamo (più o meno) compreso l’esigenza che quelle stesse mani corrano lungo i nostri corpi dopo ogni beep di troppo del metal detector, abbiamo accettato l’idea di toglierci giacche, maglioni, cinte e talvolta scarpe e stivali prima di salire su un aereo, ci siamo rassegnati a viaggiare con micro-confezioni di dentifricio e medicinali e soprattutto a condividere con gli altri passeggeri in fila – quasi si trattasse di amici, familiari o compagni di scuola – ogni frammento della nostra identità e intimità celato nei nostri bagagli o sotto i nostri indumenti.

Lo abbiamo fatto perché ci è stato chiesto – o meglio imposto – mentre eravamo ancora tutti sconvolti e storditi da una tragedia con pochi precedenti nella storia dell’umanità. L’emozione ha avuto la meglio sulla ragione e nessuno – o solo qualcuno – si è fermato a domandarsi se quei controlli valessero davvero a scongiurare il rischio che altre tragedie si ripetessero. Credo non sia facile dire cosa avremmo risposto se fossimo stati interpellati, ma confesso che me lo chiedo ogni volta che preparo il mio bagaglio sentendomi costretto a pensare che altri, da me non invitati ed a me sconosciuti, ci guarderanno dentro e proveranno – coscientemente o inconsciamente – a ricostruire frammenti della mia identità partendo dalle cose che porto con me. Dopo anni e centinaia di viaggi, il fatto di non aver nulla da nascondere, non basta a tacitare l’inquietudine che questa forzosa condivisione della mia intimità mi procura.

Negli ultimi anni, sulla scia della stessa ricerca di livelli di sempre maggior sicurezza, in tutto il mondo – incluso il nostro Vecchio Continente – si è iniziato ad interrogarsi sulla possibilità ed opportunità di rispondere a tale esigenza attraverso l’utilizzo dei body scanner, strumenti di video-perquisizione in grado di spogliarci completamente agli occhi di chi è dietro lo schermo senza toccare i nostri vestiti. Apparecchi di questo genere sono attualmente in uso in via sperimentale in molti aeroporti USA ed in alcuni aeroporti europei, tra i quali quelli italiani di Roma, Milano e Venezia. Le istituzioni dell’Unione Europea – benché abbiano avviato una seria e profonda riflessione sull’argomento da oltre due anni – tuttavia non sono ancora giunte ad una conclusione circa l’effettiva utilità ed opportunità di far ricorso a tali strumenti e, da ultimo, proprio il 15 giugno scorso la Commissione, in una comunicazione al Consiglio ed al Parlamento, ha evidenziato tutte le proprie perplessità e manifestato l’esigenza di ulteriori approfondimenti prima di assumere qualsivoglia decisione.

Uno degli interrogativi più rilevanti che la Commissione propone nella Comunicazione concerne proprio la possibilità di contemperare l’utilizzo di tali strumenti con l’insopprimibile esigenza di garantire un adeguato livello di tutela alla dignità umana ed al diritto alla privacy dei passeggeri. In tale prospettiva la Commissione rileva, innanzitutto, come prima di accettare l’idea di un’ulteriore compressione del diritto alla privacy dei cittadini europei sia indispensabile acquisire elementi – scientifici e non emozionali – relativi all’effettiva utilità dei body scanner ed all’impossibilità di ottenere analoghi risultati in termini di sicurezza attraverso il ricorso a mezzi o processi meno invasivi della privacy.

In questo contesto, peraltro, la Commissione evidenzia anche l’esigenza che ogni decisione circa il ricorso ai body scanner venga assunta a livello europeo, in quanto un’eventuale frammentazione del quadro normativo nei diversi Paesi membri finirebbe con l’indebolire il sistema di sicurezza complessivo, rendendo, per questa via, inutile, il sacrificio della dignità e della privacy dei cittadini di quegli Stati che – soli o per primi – decidessero di diffondere l’utilizzo di tali dispositivi.

La Commissione Europea, nella stessa comunicazione, inoltre – facendo tesoro delle indicazione ricevute negli ultimi anni dal Gruppo dei Garanti art. 29 e dagli altri organismi europei coinvolti negli studi avviati, individua tutta una serie di accorgimenti che, soli, appaiono in grado di garantire un accettabile contemperamento tra il ricorso ai body scanner ed il rispetto della dignità umana e degli altri diritti fondamentali della personalità.
Ecco tali accorgimenti:

1- l’operatore addetto alle analisi delle immagini deve lavorare da remoto e non disporre di alcuna possibilità di vedere la persona cui le immagini si riferiscono;
2- né l’operatore né terzi devono poter collegare in alcun modo le immagini acquisite all’identità della persona osservata;
3- il body scanner deve restituire un’immagine complessiva della persona corrispondente ad una sagoma ed il dettaglio dei soli “oggetti potenzialmente pericolosi” che questa porta con se;
4- nell’ipotesi in cui il body scanner consenta l’acquisizione di immagini di dettaglio, l’operatore al terminale deve essere dello stesso sesso della persona osservata;
5- la comunicazione tra l’operatore al terminale e l’operatore che eventualmente sia chiamato ad intervenire per la ricerca di oggetti sospetti deve essere limitata alle sole informazioni effettivamente utili a tal fine;
6- i dispositivi body scanner devono essere “privacy by design” ovvero essere progettati e realizzati, tenendo nel debito conto le esigenze di tutela della privacy dei passeggeri e, ad esempio, in tale contesto non devono consentire, in alcun modo, la registrazione e/o la stampa delle immagini acquisite almeno in relazione a quei passeggeri che non risultino in possesso di oggetti pericolosi;
7- i passeggeri devono essere puntualmente e tempestivamente informati circa i soggetti che procederanno all’acquisizione delle immagini, la natura, qualità e quantità delle immagini acquisite, le modalità di trattamento nonché la durata della conservazione di tali immagini.

Si tratta di accorgimenti che appaiono insuscettibili di limitare l’efficacia dei body scanner e che, per contro, sembrano importanti al fine di attenuare l’importante sacrificio al diritto alla privacy dei cittadini che, qualora si optasse effettivamente, per un’adozione diffusa di tali dispositivi, si produrrebbe.

Sono, peraltro, indicazioni coerenti a quelle che l’Ufficio del Garante sembra aver dato al Ministro Maroni ed appare, pertanto, opportuno che quest’ultimo – anche qualora decida di attuare i propositi annunciati – vi si adegui, apprezzandone lo sforzo di contemperamento di contrapposte esigenze piuttosto che interpretandole come “fastidiosi” limiti al perseguimento di un obiettivo di sicurezza assoluta che, come ben sanno gli esperti, può al massimo rappresentare un’ambizione ma mai costituire un effettivo punto di arrivo.

A prescindere da tale considerazione, sembra peraltro importante che il Governo resista alla tentazione di inseguire il futile primato del primo Paese ad adottare questa tecnologia e, quindi, astrattamente più sicuro: si interroghi piuttosto – come suggerito dalla Commissione Europea – sull’utilità di fregiarsi di un “titolo” di questo genere, mentre si è circondati da Paesi che, in ipotesi, potrebbero ritenere che la privacy e la libertà di movimento dei loro cittadini valga di più del beneficio – magari stimato come modesto – perseguibile in termini di sicurezza, ricorrendo ad un’adozione diffusa dei body scanner.

Ha davvero senso chiedere ad un cittadino di lasciarsi spogliare ogni volta che decolla da un aeroporto italiano o prende un treno in una nostra stazione, nella speranza di intercettare qualche terrorista distratto o che non legga i giornali, quando poi sulla strada del ritorno – in atterraggio da un aeroporto o in arrivo da una stazione straniera – quello stesso cittadino ed i suoi compagni di viaggio non verrebbero sottoposti ad analoghi controlli?

Credo si sia dinanzi alla più classica – nel metodo e non nel merito – delle scelte politiche e non sono capace, né ritengo, di proporre alcuna indicazione. Ad un tempo, però, non so sottrarmi all’esigenza di segnalare che il rischio elevato che il nostro Paese sta correndo è quello di far perdere ai cittadini la coscienza e consapevolezza del proprio diritto alla privacy, della propria dignità e dei propri diritti fondamentali. Si tratterebbe di un processo involutivo di carattere sociologico prima ancora che giuridico, irreversibile nel breve periodo: ci trasformeremmo in cittadini incapaci di rivendicare il rispetto dei nostri diritti perché inconsapevoli di averne.

È il sogno di ogni tiranno e il peggior incubo di ogni democrazia.

Guido Scorza
Presidente Istituto per le politiche dell’innovazione
www.guidoscorza.it

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Windows Live Messenger per iPhone

Windows Live Messenger per iPhone, iPad e iPod touchMicrosoft ha rilasciato la app di Windows Live Messenger per iPhone, iPad e iPod touch. Si tratta della quarta app rilasciata da Microsoft per iOS, dopo Seadragon Mobile, Microsoft Tag e il motore di ricerca Bing.

Live Messenger per iPhone è prima di tutto un’applicazione di Instant Messaging che collega l’utente ai network di Windows Live Messenger e Y! Messenger. Inoltre sono state integre alcune funzionalità di reti sociali come Facebook, Flickr e MySpace, oltre alla possibilità di condividere con i propri contatti foto scattate al momento.

L’accesso a Hotmail è anch’esso integrato nell’applicazione. Con l’app Windows Live Messenger si può quindi consultare la propria posta su Hotmail e rispondervi, oltre che comporre nuove mail. L’arrivo di nuova posta viene notificato dall’applicazione, con un breve messaggio.

Windows Live Messenger per iPhone è compatibile con iOS 4, il quale verrà rilasciato oggi stesso da Apple. Live Messenger è disponibile gratuitamente su iTunes Store (link diretto).

Via melablog

Il Parlamento Europeo contro l’anonimato in rete, la proposta di un italiano

giugno 21, 2010 2 commenti

In questi giorni sta facendo molto discutere la proposta di un parlamentare europeo italiano, Tiziano Motti, che prevederebbe l’archiviazione dei dati per risalire all’identità di qualsiasi dato pubblicato online, comprese le ricerche attraverso i più popolari motori.

Come sempre la scusa utilizzata è la lotta contro la pedopornografia, ma anche in questo caso si tratta solo di un cavallo di Troia per imporre misure più restrittive alle libertà personali. Nel documento, infatti, si fa esplicito riferimento al fatto che dev’essere possibile risalire al nome dell’autore di ogni singolo scritto che si trovi online, non solo immagini e video.

Secondo un resoconto i parlamentari firmatari della mozione si sarebbero ritirati uno dopo l’altro perché le pratiche di data retention non erano esplicitamente evidenziate, ma indicate attraverso un riferimento ad un altro documento.

Non ci resta che riderci sopra, per non piangere, guardando il video sarcastico che prende in giro in maniera molto intelligente questo genere di approccio alla sicurezza dei nostri bambini.

Via ossblog

Come trasferire foto, video e altri file con iPhone senza Jailbreakda e verso qualsiasi cellulare con WiFi!

giugno 21, 2010 3 commenti

Finalmente abbiamo trovato una soluzione per trasferire video, immagini ed altri tipi di file con iPhone SENZA Jailbreak, da e verso tutti i cellulari dotati di collegamenti WiFi. Non saràcomodo come il bluetooth, ma è una soluzione valida e funzionante, l’unica utile per trasferire i file con altri cellulari senza avere il jailbreak su iPhone.

Requisiti:

  • iPhone con applicazione GoodReader installata (costa 79 centesimi ma è un’app assolutamente da installare, a prescindere da questa guida);
  • Qualsiasi cellulare con collegamento wireless.

Procedimento:

Abbiamo provato la procedura con vari terminali, di diverse marche, ed è andata sempre a buon fine.

Il collegamento wireless che si andrà a stabilire sarà di tipo “ad-hoc”, ovvero un collegamento tra apparati di rete e non tra access point e apparati di rete (infrastuttura).

Dalle impostazioni wireless dell’iPhone premere “Altro” e creare un profilo wireless, con nome a caso (es. “NOKIA”), sicurezza mettete nessuna; ora andate a definire l’indirizzo di rete manuale (non DHCP) inserendo 192.168.1.1 come indirizzo IP, 255.255.255.0 come MASK e 192.168.1.1 come Gateway.

Dal cellulare Nokia, o qualsiasi altro, creare un profilo wireless inserendo sostanzialmente gli stessi parametri che abbiamo inserito su iPhone, con la differenza che l’indirizzo Ip deve essere diverso, quindi ad esempio 192.168.1.2

Andate nelle impostazioni WiFi dell’iPhone e aprite il programma di navigazione web dal “Nokia”, impostando il profilo appena creato come quello da utilizzare per collegarsi ad internet. Digitate quindi l’indirizzo web dal Nokia, ovvero http://192.168.1.1:8080

Ora comparirà dall’iPhone il profilo Nokia che abbiamo creato prima, cliccateci sopra e subito dopo aprite GoodReader e premete il pulsante per stabilire la connessione Wireless dal programma stesso. Probabilmente il Nokia andrà in errore di Timeout, rilanciate quindi l’indirizzo web dal Nokia e, a collegamento stabilito, si vedrà dal Nokia la pagina web di GoodReader.

Bene, ci siamo! Possiamo ora fare l’upload delle cartelle del Nokia di ogni file (audio, video, immagini, ecc…) e i file verranno trasferiti nella cartella di GoodReader in modo davvero veloce. Logicamente è anche possibile trasferire file da iPhone a Nokia, relativamente a tutti i file che già si trovano in GoodReader.

E’ vero, è una procedura un po’ macchinosa, ma funziona perfettamente e tampona una delle mancanze dell’iPhone.

Un grazie a Dario Calvi per aver scritto questa guida per noi!

Via iphoneitalia