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Archive for giugno 3, 2010

Supercomputer, dalla Cina con furore

Nell’ultima edizione della TOP500 la Cina conquista per la prima volta la seconda posizione in classifica, compiendo così un altro importantissimo passo avanti nel colmare il gap con gli USA. Perde invece posizioni l’Europa.

Nelle sue più recenti edizioni, la classifica TOP500 dei supercomputer più potenti al mondo si è decisamente ravvivata, proponendo sfide e avvicendamenti al vertice degni di un evento sportivo. Dopo il duello tra IBM e Cray, che vede quest’ultima vittoriosa per il secondo semestre consecutivo, l’attenzione degli osservatori si è spostata su una sfida ancor più avvincente: quella tra Cina e USA.

TOP500Se già nell’aggiornamento dello scorso novembre la Cina si era avvicinata al vertice della classifica con il supercomputer Tianhe-1 del NUDT (National University of Defense Technology), composto di CPU Xeon e GPU ATI Radeon HD, nella corrente edizione della TOP500 List un altro sistema cinese, il Nebulae prodotto da Dawning e installato presso il National Supercomputing Centre di Shenzhen (NSCS), è riuscito a sottrarre la seconda posizione al Roadrunner di IBM: si tratta del miglior posizionamento mai ottenuto da un supercomputer cinese. La massima potenza di calcolo fornita dal sistemone made in China è di 1271 TFlops contro i 1759 del Jaguar di Cray (in prima posizione) e i 1042 del Roadrunner (terzo).

Similmente al Tianhe-1, il Nebulae utilizza un’architettura di calcolo ibrida, con la differenza che ad affiancare i processori Xeon ci sono qui le GPU di Nvidia: si tratta delle ormai note schede Tesla, le stesse adottate anche da IBM nel suo neonato server iDataPlex Dx360 M3.

Più nel dettaglio, Nebuale è composto da CPU Intel Xeon X5650 a 2,66 GHz e da schede Nvidia Tesla C2050 basate sull’architettura grafica Fermi. La tecnologia di interconnessione è Infiniband QDR, mentre il sistema operativo è una distribuzione di Linux ottimizzata per l’high performance computing.

Come si può notare, per il momento la sfida tra Cina e USA è più economica che tecnologica: sebbene i due supercomputer cinesi siano assemblati da produttori locali, e utilizzino certe soluzioni sviluppate ad hoc, i componenti e le tecnologie di base sono di provenienza statunitense. Dawning, lo stesso produttore cinese che ha progettato Nebulae, sta tuttavia sviluppando un supercomputer, il Dawning 6000, basato sul suo processore “fatto in casa” Godson/Loongson.

La Cina sta scalando la classifica TOP500 anche in base ad altri due criteri: il numero complessivo di supercomputer in elenco, pari a 24, che la pone al quarto posto dopo USA, Regno Unito e Francia; e la relativa potenza di calcolo aggregata, che gli ha fatto guadagnare la seconda posizione. In entrambi i casi il paese del drago rampante ha soffiato un posto in classifica alla Germania. Quest’ultima può tuttavia ancora vantare il supercomputer più potente d’Europa, il JUGENE, che rispetto al semestre precedente è scivolato dalla quarta alla quinta posizione.

Prima di JUGENE, al quarto posto si trova un altro nome già noto, il Kraken di Cray basato su CPU Opteron six-core, mentre nelle ultime quattro posizioni della top 10 si piazzano – in ordine crescente – il Pleiades di SGI (USA), il Tianhe-1 di NUDT (Cina), un BlueGene/L e un BlueGene/P di Big Blue (USA) e il Red Sky di Sun (USA).

Il primo sistema italiano che si incontra nella classifica rimane il supercomputer da 79 TFlops di CINECA, che rispetto alla precedente edizione della TOP500 è però scivolato di 9 posizioni, finendo 70esimo. Una riconferma del cagionevole stato di salute in cui versa il settore della ricerca universitaria in Italia, cronicamente a corto di fondi.

Le statistiche della TOP500 confermano il dominio dei processori Intel, utilizzati su oltre l’81% dei sistemi in classifica, e in particolare dei modelli quad-core, che rappresentano il 95% della base totale di chip Intel. Gli organizzatori evidenziano poi come IBM sia tornata a comandare la classifica dei produttori con il più elevato numero di supercomputer in lista, una palma che la scorsa edizione era andata ad HP. Big Blue conserva poi la leadership relativa alle performance aggregate, pari al 33,6% del totale, contro il 20,4% di HP e il 14,8% di Cray.

Infine, la classifica per zona geografica vede ancora saldamente in testa gli USA con 282 sistemi su 500 (+5), seguita da Europa con 144 (-8) e Asia con 57 (+6).

Via punto-informatico

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iPad 3G: bello, veloce, costoso… ma che cos’è?

Abbiamo riunito la famiglia di device che Apple ha lanciato sul mercato negli ultimi anni. Diversi i mercati, unico lo stile: dispositivi sottili, leggeri, touchscreen, belli da vedere, non proprio economici. L’iPhone aveva impiegato poche settimane per diventare la lepre da inseguire, l’iPod è diventato sinonimo di mp3. E ora c’è l’iPad. Già, ma cos’è davvero? iPad è una nuova tipologia di device digitale. Non è uno smartphone, perchè non nasce per telefonare, e il supporto alle reti 3G serve solo per i dati. Non è un netbook, perché tante delle cose che si possono fare con questi piccoli ed economici computer con l’iPad non si possono fare (ma è anche vero che con i netbook non si possono fare cose che iPad rende possibili). Non è nemmeno un ebook reader, né un lettore multimediale tout court (per gli MP3 e i video è ok, ma non tanto tascabile quanto un iPod). iPad fa un po’ tutte le cose consentite da questi device, ma non è in grado di sostituire nel pieno delle funzionalità (e per usabilità) nessuno di essi.

E’ una prima importante considerazione. Perché ci si rende subito conto che la tavoletta magica di Apple (noi abbiamo provato la versione migliore in assoluto, 64 GByte con il 3G) apre un nuovo interessante mercato, è utile, fantastica da usare, ma purtroppo non consente di fare a meno di niente di ciò che si ha già. iPad offre l’illusione di poter lasciare a casa qualcosa, esalta per alcune apps particolarmente ben pensate, ma si capisce che tutti i device che già avete dovrete tenerveli, nemmeno uno potrà finire venduto su eBay senza rimpianti. E il gioiellino costa 799 euro, se solo aggiungete gli accessori necessari arrivate facilmente a sborsare 900 euro, se poi decidete di assicurare l’investimento… Ci siamo capiti.

Via gizmodo