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Custom XML, Microsoft perde ancora

Ennesima sconfitta giudiziaria nella contesa legale tra il colosso del software e una piccola società canadese i4i. I giudici non rivedranno la decisione sull’appello, e ora a Microsoft resta solo l’opzione della Corte Suprema.

Continua la serie di sconfitte legali di Microsoft nell’ambito del caso Custom XML, concernente il codice per la personalizzazione dei documenti XML di cui la società canadese i4i detiene i brevetti. Dopo aver rigettato la richiesta di appello presentata da Redmond, i giudici della Corte di Appello del Circuito Federale hanno bocciato anche l’idea di una nuova revisione da parte della Corte nella sua interezza.

La batosta ricevuta a marzo – che confermava la multa da 240 milioni di dollari e l’obbligo di ritirare le versioni di Office e Word contenenti il codice incriminato – era stata infatti decisa da tre dei 12 giudici che compongono la Corte, e tra le opzioni a disposizione di Microsoft vi era appunto la possibilità di richiedere una revisione ulteriore della decisione all’intera Corte di Appello.

Ma la Corte ha ancora una volta rifiutato le rimostranze di Microsoft respingendo al mittente gli inviti a una nuova revisione, lasciando al colosso statunitense ben poche speranze di spuntarla sulla pesante condanna inflittale per l’appropriazione indebita delle tecnologie software registrate da i4i.

Ovviamente antitetiche le reazioni al nuovo pronunciamento della Corte di Appello: “È stato un processo lungo e arduo – ha detto il presidente di i4i Loudon Owen – ma questa decisione ribadisce efficacemente il messaggio per cui le società di minori dimensioni e gli inventori che posseggono una proprietà intellettuale possono essere e verranno protetti”.

“Siamo delusi dalla decisione” sostiene al contrario Kevin Kutz di Microsoft. “Per quanto riguarda i prossimi passi – ha continuato Kutz – noi continuiamo a credere che ci siano importanti questioni della legge sui brevetti che ancora necessitano di essere affrontate in maniera adeguata, e stiamo attualmente considerando le opzioni a nostra disposizione per andare avanti”. Prossima tappa la Corte Suprema degli Stati Uniti.

via punto-informatico

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