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Il lato oscuro di Facebook

Sullo sfondo una causa da 65 milioni di dollari. Mentre i media USA tentano di ricostruire la gestazione e la nascita del social network più grande in circolazione: la cui genesi è avvolta in un alone di intrigo e mistero.

Facebook. Ovvero quello che è attualmente il social network più diffuso al mondo. La sua storia – come è ormai noto ai più – è iniziata in un corridoio del campus di Harvard, nella testa di uno studente chiamato Mark Zuckerberg. Un’idea che trasformerà un programmatore statunitense di 19 anni in uno degli uomini più ricchi e influenti del vasto ecosistema social della Rete. Ma anche un’idea che si trascinerà per lungo tempo in un’aula di tribunale: Mark Zuckerberg l’avrebbe infatti rubata a qualcun altro.

Era il 2004 e Mark era un semplice programmatore, assoldato da tre dei suoi compagni di corsi per lavorare ad un progetto particolare. Si trattava per la precisione dei fratelli Winklevoss e del loro compagno di libri Divya Narendra, all’opera insieme su un social network universitario che poi si sarebbe chiamato ConnectU. Pochi giorni dopo il primo lancio di TheFacebook.com, i tre studenti avevano puntato il dito contro il loro programmatore, reo di aver trafugato idee e linee di codice alla base di ConnectU.

Il caso era stato portato davanti all’Administration Board della Harvard University, e successivamente all’attenzione della redazione di The Crimson, il principale organo d’informazione interno al campus. Tim McGuinn – uno degli editor di The Crimson – aveva invitato lo stesso Zuckerberg nel suo ufficio, per dargli la possibilità di chiarire. Zuckerberg aveva prima tentato di assicurarsi che nulla venisse pubblicato, successivamente mostrando su un computer il lavoro effettuato per ConnectU.

La dimostrazione di Zuckerberg aveva ottenuto i risultati sperati: il giornalista di The Crimson non avrebbe scritto una sola parola sul caso. Ma alcuni giorni dopo l’inchiesta aveva ripreso vita, a seguito di nuove rivelazioni di un membro della squadra di canottaggio del college statunitense. L’attuale CEO di Facebook aveva – a detta dello studente – rubato un’altra idea fondamentale a proposito di una feature chiamata visualize your buddy.

Si tratta comunque di indiscrezioni, di una lunga ricostruzione apparsa recentemente sul sito Business Insider. Gli editori di The Crimson avevano quindi deciso di pubblicare un articolo dettagliato sulla vicenda, apparso sul sito ufficiale del quotidiano scolastico in data 28 maggio 2004. Zuckerberg, informato dell’imminente pubblicazione, si era mostrato particolarmente preoccupato, in particolare della possibile presenza nell’articolo delle ultime accuse relative a visualize your buddy.

Zuckerberg avrebbe deciso di non poter aspettare fino alla pubblicazione, intrufolandosi di nascosto tra gli account TheFacebook dei due editor di The Crimson. In modo tale da controllare il carteggio privato tra i due giornalisti, in cui l’uno avrebbe sottolineato all’altro quanto il giovane Mark fosse preoccupato del caso. Quanto fosse strano il suo comportamento una volta a conoscenza delle accuse a suo carico.

Accuse che da un’inchiesta giornalistica erano passate ad una vera e propria battaglia legale. Un aspro contenzioso che sembrava essersi risolto circa un anno fa, quando Facebook si accordava con i fondatori di ConnectU per una costosa pax da 65 milioni di dollari. Accordi che sembravano aver messo la parola fine alla feroce disputa in materia di proprietà intellettuale.

Ma poi lo scenario si è arricchito di nuovi importanti dettagli, come recentemente riportato da Valleywag, blog statunitense particolarmente incline al gossip dal mondo dell’high-tech. Innanzitutto, una serie di messaggi di posta elettronica avrebbero dimostrato quanto l’entusiasmo di Zuckerberg per il progetto ConnectU fosse cambiato nel giro di pochissimo tempo, passando da una grande disponibilità a un numero eccessivo di impegni.

Zuckerberg avrebbe in pratica preso del tempo prezioso, in modo da sviluppare un suo progetto sulla base delle idee del trio di studenti. Come riportato da Valleywag, ci sarebbero delle discussioni che il CEO di Facebook avrebbe tenuto con alcuni amici – tra cui il primo investitore in TheFacebook, Eduardo Saverin – illustrando loro l’intento di gabbarli, di batterli sul tempo.

In sostanza, nell’hard disk di Zuckerberg ci potrebbero essere testimonianze fondamentali dell’avvenuta frode ai danni dei fondatori di ConnectU. Ed è per questo che i legali dei fratelli Winklevoss hanno chiesto – subito dopo il raggiungimento dell’accordo milionario – al giudice la possibilità di ricorrere in appello.

“Non abbiamo intenzione di parlare di queste fonti anonime che cercano di riscrivere la storia di Facebook e quindi di mettere in imbarazzo Marck Zuckerberg con accuse ormai datate”. Così una dichiarazione ufficiale del social network in blu, che ha poi sottolineato quanto ci tenga alla privacy di tutti i suoi utenti. “Qualsiasi dipendente che venisse colto ad utilizzare i dati degli utenti in modo improprio andrebbe incontro a serie sanzioni disciplinari, compreso il licenziamento”.

via punto-informatico

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