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Decreto Romani, approvato il lifting

Presentato in Senato un testo di nove pagine contenente alcune modifiche. Si torna sulla definizione di medium audiovisivo, sulla responsabilità degli operatori e sul ruolo di Agcom. La partita comunque resta aperta.

“Non c’è alcuna censura, nessun controllo preventivo. La libertà della Rete rimarrà integra”. Così una recente dichiarazione del senatore del Popolo della Libertà (PdL) Alessio Butti, relatore di un testo di nove pagine che ha annunciato alcune importanti novità sul decreto Romani.

Nove pagine che hanno ottenuto l’approvazione nella Commissione Lavori pubblici e Comunicazioni presso Palazzo Madama, in Senato. Un testo che Butti ha illustrato a maggioranza e opposizione, contenente alcune modifiche dopo le osservazioni fatte dal Presidente dell’Autorità garante delle comunicazioni (Agcom) e in seguito alle corpose contestazioni sui vari punti del decreto legati alla Rete.

Butti ha sottolineato come nel documento ci sia una definizione più chiara dei soggetti che rientrano nella definizione di media audiovisivo. I blog, i video amatoriali, i giornali online, i motori di ricerca e le versioni elettroniche delle riviste non sono disciplinati dalla nuova normativa. Le nuove regole, per il relatore del PdL, non riguarderanno servizi lineari come blog e siti, ma solo quelli on demand.

Il parere approvato in Senato è inoltre tornato sulla questione legata a YouTube e ai contenuti caricati dai netizen. Al punto tre: “la responsabilità editoriale incombe su terzi e non sui provider che ospitano o trasmettono contenuti realizzati da altri”. Butti ha poi spiegato come il controllo sui contenuti debba spettare ad Agcom e non al ministero.

A questo punto si attende che il testo definitivo del decreto arrivi presso il Consiglio dei Ministri, probabilmente nel corso della prossima settimana come annunciato dallo stesso Paolo Romani. “Mi auguro che si chiudano così le polemiche su Internet – ha detto il viceministro alle Comunicazioni – e su una presunta aggressione alla Rete che non c’è mai stata, grazie alla previsione che delega ad Agcom l’autorizzazione per i servizi di TV sul web”.

“Il governo tenta di disciplinare la gestione dei contenuti in Rete alla stregua di quelli televisivi – ha dichiarato il senatore del Partito Democratico (Pd) Fabrizio Morri – che invece vengono veicolati tramite frequenze concesse dallo stato e per questo soggette a controlli. Controlli che non hanno ragione di esistere per il web”.

punto-informatico

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  1. febbraio 5, 2010 alle 2:39 pm

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