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La fotocamera open-source che si aggiorna a costo zero

La fotocamera open-source che si aggiorna a costo zeroMarc Levoy

OPEN-SOURCE significa “codice aperto”. Caratterizza quel software i cui autori consentono ad altri sviluppatori indipendenti di modificarlo e di migliorarlo, grazie a specifiche licenze d’uso. E’ del tutto trasparente e anche gratis. Stavolta questa definizione riguarda il software che gestisce una macchina fotografica. La prima macchina digitale open-source verrà prodotta e messa in commercio nel giro di un anno. Il costo sarà decisamente elevato, più di 1000 euro. Ma va detto che questo dispositivo potrà essere aggiornato di continuo con nuovi programmi e reso quindi più moderno senza spendere altri quattrini, oltre alla possibilità per gli appassionati di informatica e fotografia di progettare personalmente le innovazioni da inserire.

L’idea è stata lanciata dal professore di scienze Marc Levoy della Stanford University in California, che con l’aiuto dell’assistente Andrew Adam ha creato la “Frankencamera”, così battezzata perché realizzata utilizzando componenti di apparecchiature diverse come il chip di un Nokia N95, le lenti di una fotocamera Canon e una scheda madre Texas Instruments.

Con questo nuovo strumento sarà possibile creare applicazioni per controllare l’autofocus, il flash, sfruttare la velocità dell’otturatore per effetti particolari o fornire software per l’editing. Un negozio online sarà poi messo a disposizione degli utenti grazie a un sistema operativo basato su Linux, il sistema operativo open source per eccellenza.Il progetto è stato appoggiato da Nokia, Adobe Systems, Kodak e Hewlett-Packard, consapevoli delle potenzialità che si spalancano quando la tecnologia sposa l’open-source (basti pensare all’Android market, dove sviluppatori di ogni parte del mondo mettono a disposizione i loro contenuti in modo trasparente, e spesso gratuitamente).

“Le fotocamere di oggi – spiega Levoy a Sciencedaily- sono impostate in base a sistemi molto rigidi. Il nostro obiettivo è quello di ottenere la massima precisione a costi bassissimi”.Chi userà questa fotocamera non sarà costretto a stare dietro al mercato inseguendo il nuovo modello né a utilizzare i programmi messi in commercio e progettati per essere applicati solo a questo o quel modello.

Potrà divertirsi e sperimentare di tutto, creando una macchina fotografica personale e al tempo stesso quanto mai “collettiva”, perché frutto dei contributi di tanti appassionati. Ecco perché il professor Levoy tiene a precisare che “questa scoperta servirà a infondere negli amanti della fotografia un nuovo entusiasmo nei confronti delle tecnologia”. E dalla passione, come è noto, possono nascere solo delle belle fotografie.

Fonte: repubblica

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