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SIAE libera gli autori?

SIAE cede sul proprio mandato, promette di svincolare gli artisti iscritti, di concedere loro la possibilità di escludere SIAE dalla gestione dei loro diritti e di affidare alla rete il loro repertorio. Con la possibilità di mettere in campo nuovi e più flessibili modelli di business.

Un “registro delle opere musicali” sarebbe stato istituito presso la SIAE per tenere traccia delle scelte degli autori, un modulo con cui è possibile escludere dal mandato dei diritti di riproduzione e di comunicazione al pubblico le utilizzazioni mediate dalle reti telematiche e di telefonia mobile: questo è quanto finora a disposizione di autori e detentori dei diritti.

Ai detentori dei diritti è quindi offerta la possibilità di svincolare il proprio repertorio dal mandato SIAE per le utilizzazioni online e veicolate dalle reti di telefonia mobile: un’eccezione rispetto all’articolo 180 della legge sul diritto d’autore, che prevede che SIAE sia investita di un mandato senza esclusioni per la tutela dei tutti i diritti di coloro che sono iscritti. Una novità? Si tratta della manifestazione di quanto previsto dall’articolo 11 del più recente regolamento della SIAE, regolamento che peraltro, spiega a Punto Informatico l’avvocato Deborah De Angelis del Gruppo di Lavoro Giuridico di Creative Commons Italia, consente agli autori di non approfittare del mandato SIAE anche in riferimento ad altri tipi di utilizzazioni e in riferimento a determinati territori.”Presso la SIAE – ha annunciato il presidente della SIAE Giorgio Assumma – è istituito un apposito registro delle opere musicali che potranno essere utilizzate anche gratuitamente su Internet secondo le indicazioni dei rispettivi autori”: è possibile speculare riguardo al fatto che il registro si possa integrare con il database delle opere recentemente messo a disposizione online. SIAE, contattata da Punto Informatico, per il momento non ha fornito ragguagli il merito.

L’integrazione con il database online, strumento per garantire consapevolezza riguardo alla opere amministrate dalla società italiana degli autori e degli editori, potrebbe agevolare le relazioni fra i detentori dei diritti e coloro che volessero approfittare delle loro opere in rete. Per ospitarle e promuoverle, per trasmetterle in streaming, per innescare nuovi modelli di business. Assumma ha precisato che “l’autore che voglia concedere l’uso gratuito delle sue opere su Internet può chiedere alla SIAE di escludere dalla sua tutela i diritti relativi alle utilizzazioni di queste opere sulle reti telematiche e di telefonia mobile o di altre forme analoghe di fruizione delle opere”. La scelta di escludere SIAE dall’intermediazione affidata ai detentori dei diritti si estende sia alle utilizzazioni non commerciali che alle utilizzazioni commerciali delle opere: è questa una nodo sul quale, ricorda a Punto Informatico l’avvocato De Angelis, si sta giocando il confronto volto all’integrazione di Creative Commons nel sistema di gestione del diritto d’autore tradizionale.

La reazione degli autori? Non tutti sembrano apprezzare la scelta di SIAE, non tutti sembrano comprendere le potenzialità di liberare le proprie opere online: sulle pagine del Sole 24 Ore di ieri Antonello Venditti si chiedeva se la SIAE non dovesse piuttosto occuparsi di tutelare i diritti, Albano Carrisi non risparmiava parole piccate nei confronti dei “diritti gratis” che la SIAE vorrebbe mettere in campo.

Anche il fronte dei discografici non si risparmia le critiche, basate però su motivazioni sensibilmente differenti: la scelta di SIAE, spiega a Punto Informatico il presidente di FIMI Enzo Mazza, rappresenterebbe una prevedibile difesa. “Sempre più spesso viene messo in discussione, anche a livello comunitario, il monopolio delle società di collecting che in Italia è particolarmente forte con l’art. 180 della legge sul diritto d’autore. Secondo l’art.180 non vi è di fatto la possibilità per un autore di gestire i diritti in maniera autonoma perché solo a SIAE è demandata l’esclusiva di intermediazione. Addirittura – chiosa Mazza – l’attività di intermediazione dei diritti d’autore della SIAE è tutelata con la sanzione penale dell’art 172, ovvero chi esercita tale attività rischia oggi una multa, prima il carcere”. La posizione di FIMI è netta da tempo: il monopolio della gestione dei diritti che è affidato a SIAE dalla legge rappresenta un ostacolo alla concorrenza, ad una più libera e fruttuosa circolazione delle opere. “Con questa iniziativa SIAE cerca di uscire da un’impasse sempre più evidente dove autori ed editori vorrebbero magari gestire alcuni diritti in proprio e non possono perché il mandato non è diciamo così “frazionabile” – affonda Mazza – Mi sembra un tentativo di creare una versione all’amatriciana dei Creative Commons, la soluzione più semplice invece di complesse liste di opere diffondibili gratuitamente sarebbe quella di eliminare l’art.180 e creare dei mandati dove si indicano quali diritti sono gestibili da SIAE e quali no, così come oggi funziona con i diritti connessi nel mandato ad SCF”.

Commento dell’avvocato Guido Scorza.

Fonte: punto-informatico

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  1. maggio 7, 2009 alle 3:33 pm

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