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L’informazione censurata nel nome del diritto d’autore.

C’era da scommettere che prima o poi sarebbe accaduto: lo spettro della censura in nome del diritto d’autore si è materializzato nei giorni scorsi sotto forma di un’azione cautelare promossa da Mediaset contro la RCS, editrice del Corriere della Sera e, soprattutto, del Corriere.it.

Motivo del contendere 52 spezzoni di una delle trasmissioni, a mio avviso, più demenziali e diseducative della TV moderna (se così può definirsi) ma, ad un tempo, una delle più seguite: il solito intramontabile Grande Fratello.

Il Corriere.it negli ultimi mesi ha reso disponibile on-line alcuni filmati della trasmissione a corredo di articoli di cronaca su quanto accadeva nella casa esattamente come si è sempre fatto con le foto nelle edizioni cartacee dei giornali e si continua a fare – tempo permettendo – nei nostri telegiornali.

Mediaset non l’ha presa bene ed ha trascinato RCS in tribunale ritenendo che l’utilizzo di quei filmati in assenza di propria autorizzazione (e lauto compenso) non poteva ritenersi giustificato dal diritto di cronaca.

Il Tribunale – stando a quanto riferisce la RCS – nonostante il tono trionfante di alcuni comunicati stampa di casa Mediaset – ha ritenuto che il diritto di cronaca fosse una valida giustificazione per 48 dei 52 firlmati usati dal Corriere.it mentre non valesse a giustificare la diffusione dei rimanenti 4.

Quella che Mediaset ha annunciato come una vittoria ha, dunque, più il profumo della sconfitta o, meglio, di un’importante vittoria del diritto di cronaca sui diritti patrimoniali d’autore. Il Tribunale di milano, infatti, ha, evidentemente, ritenuto che l’informazione per tutti, in questo Paese, conta ancora di più dei diritti patrimoniali di pochi.

Il punto non è tuttavia questo.

La questione è un’altra: Mediaset – come annunciato chiaramente attraverso il suo comunicato stampa – ha decisio di “alzare la voce” contro l’uso dei propri contenuti in Rete.

La vera ragione è semplice e l’abbiamo letta, forse senza riflettere su quanto stava accadendo, nei giorni scorsi su tutti i giornali: il gigante del biscione ha appena firmato un accordo con Telecom per la diffusione nell’ambito della IPTV di quest’ultima dei propri contenuti, assumendo così, l’obbligo di tutelare l’esclusiva riconosciuta all’incumbent Telecom Italia, per la diffusione su web dei propri contenuti.

Siamo così giunti alla pay per use society da tempo teorizzata e, soprattutto, ai walled garden dei contenuti digitali: chi vuol accedere a certi contenuti o informazioni non ha altra alternativa che formalizzare esosi abbonamenti con i soliti noti del mondo dei media e delle TLC di un tempo: come dire tutto è cambiato ma tutto è rimasto come prima.

Questa verità ne nasconde, tuttavia, una che mi fa ancora più paura: il diritto d’autore sta progressivamente divenendo un pericoloso nemico per la libertà di informazione in Rete: in nome delle proprie esclusive – o pretese tali – Mediaset, ogni giorno di più, pretende di decidere cosa i giornali e gli altri mezzi di informazione possano o non possano scrivere.

Ovvio, peraltro, che i propri media ed i media “amici” non soffrono tali limitazione e, dunque, per tale via il diritto di cronaca diventi per molti ma non per tutti!

Ce la vedete Mediaset a far causa a Il Giornale edito dalla stessa famiglia berlusconi per la diffusione di questo video?

Si tratta di uno scenario inaccettabile rispetto al quale occorre reagire senza perdere tempo.

Bisogna mettere mano senza esitazione alla legge sul diritto d’autore e realizzare un nuovo elenco delle libere utilizzazioni nello spazio telematico così da tutelare i diritti fondamentali dei cittadini e degli utenti: primo tra tutti quello all’informazione.

Fonte: Guido Scorza

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