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Nuova petizione per fermare i brevetti software in Europa

Anche se nel 2003 il Parlamento Europeo modificò (rendendola inoffensiva) una direttiva per la brevettabilità del software, il pericolo è ancora in agguato. Voci insistenti dicono che la BSA (Business Software Alliance, l’organizzazione che raccoglie le “major” del software commerciale), già autrice della direttiva del 2003, stia per tornare all’attacco.

La Foundation for a Free Information Infrastructure (FFII) aveva organizzato in Settembre il “Stop Software patents” mondiale e lanciato una petizione contro i brevetti.

A poca distanza, un gruppo di attivisti della stessa FFII ha lanciato un’altra petizione specifica sull’Europa.

Quest’ultima ha però il merito di spiegare con un esempio pratico cosa accadrebbe rispettando i brevetti attuali: in sostanza nessuno, a meno che non paghi, potrebbe costruire una pagina Web moderna. Niente pagine “personalizzate” per i palmari, niente anteprima delle immagini e persino niente video streaming.

Nel documento si spiega:

Il sistema dei brevetti è usato a sproposito per limitare la concorrenza per il vantaggio economico di pochi, ma non riesce a promuovere l’innovazione. È meglio che il mercato sia completamente senza brevetti. Una sana concorrenza spinge gli operatori del mercato all’innovazione.

Nonostante il voto contrario del Parlamento Europeo, le cose procedono come se nulla fosse:

Le decisioni della Corte Europea accettano ancora, in molti casi, la validità dei brevetti del software assegnati dagli uffici brevetti nazionali e dall’Ufficio europeo dei brevetti (OEB), che sono al di fuori da qualsiasi controllo democratico. Questi uffici non solo continuano ad assegnare brevetti, ma anche ad esercitare pressioni lobbistiche. Malgrado la profonda crisi dell’attuale sistema dei brevetti, non sono in grado di riformarlo e si continua a mettere a rischio molti business europei, attraverso la loro politica d’assegnazione morbida.

Del resto, solo pochi giorni fa una Corte inglese ha stabilito che i brevetti sul software sono validi, se il software è abbastanza “complesso”. Mentre negli USA Steve Jobs s’è visto riconosciuto il brevetto sulla dock bar, che mette a rischio tutti i software similari nati finora.

Per chi avesse dei dubbi, ricordiamo che per “brevetti software” si intende un vincolo ventennale su qualsiasi invenzione informatica: interfacce grafiche (come appunto la dock bar), ma anche metodi di compressione (lzw, MP3).

Chi non paga la royalty non può usare queste tecnologie, neppure se riscrive da zero un software in grado di implementarle, bloccando nei fatti concorrenza e interoperabilità. Contro i brevetti, infatti, si schiera tutto il mondo del software libero ma anche tantissime piccole aziende di software proprietario europee, non in grado di competere in tribunale.

Inoltre i brevetti sono spesso usati come arma di ricatto, ad esempio dalla Microsoft nei confronti di GNU/Linux, ma anche da parte di aziende (spesso neppure attive nel campo informatico) che acquistano tali brevetti all’unico scopo di minaccia verso altre aziende (le cosiddette “litigation company”).

La stessa Apple fu vittima di una di queste aziende con l’introduzione del multidesktop su Mac Os X.

Forse il proliferare di petizioni non è il metodo migliore, ma nel dubbio noi le abbiamo firmate entrambe.

Fonte: oneopensource

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