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Android in vendita (negli States) – ed il codice è libero


“L’attesa è finita”, almeno per i nostri amici d’oltreoceano. Con queste parole T-Mobile ha annunciato l’arrivo nei negozi del primo telefono con Android, il G1, dopo la prima vendita avvenuta ieri durante un evento speciale a San Francisco. Dalle 8 di questa mattina, qualunque cittadino statunitense che volesse uno di questi smartphone, può trovarlo nei negozi T-Mobile o da altri rivenditori autorizzati dove troveranno esperti pronti a rispondere a tutte le loro domande. In più, i negozi che non sono riusciti ad avere i dispositivi in tempo, hanno dei modelli dimostrativi, in attesa che arrivino quelli destinati alla vendita. Nessuna notizia, ancora, su quando sarà disponibile anche nel Vecchio Continente e su chi lo metterà in commercio. Intanto, non vediamo l’ora di vedere come andranno le vendite negli States.

Fonte: Gizmodo

Android è libero

Ogni promessa è debito a Mountain View, dunque ecco arrivare come più volte garantito l’intero codice sorgente di Android distribuito con una licenza open. Quelli di Google non si sono risparmiati, e hanno messo a disposizione una pila di roba alta così nei 2,1 gigabyte che compongono il codice sorgente: un browser per il web, quello che serve per chiamare e gestire la rubrica, client di posta elettronica, media player, calendario, comandi vocali, software per la fotocamera, insomma tutto quello che serve per fare un telefonino di ultima generazione.
Il sito dell'Android Open Source Project“Oggi è un grande giorno per Android, la Open Handset Alliance e la community open source – scrive sulle pagine di Android Open Source Project Dave Bort – Tutto il lavoro che abbiamo infuso nella piattaforma mobile è ora disponibile ufficialmente, gratis, all’interno di questo progetto”. Secondo Bort, il G1 di T-Mobile non è altro che il primo passo di una lunga carriera carica di aspettative che attende Android: “Ci siamo impegnati molto con questo primo dispositivo, e sono davvero felice della maniera in cui è riuscito. Ma un dispositivo è solo l’inizio”.
Per i suoi sviluppatori, Android non dovrebbe essere semplicemente identificato con un cellulare o un paio di modelli: Android, un po’ come i concorrenti come Windows Mobile e Symbian OS, è piuttosto “una piattaforma software a tutto tondo, completa”, capace di animare molti tipi di hardware in diverse combinazioni. BigG pone soprattutto l’accento sulla disponibilità di tutti i tasselli fondamentali per costruire un puzzle complesso come quello di un firmware per un cellulare, con la possibilità inoltre di personalizzarne ogni elemento: “Avete una grande idea per una nuova feature? Createla!”.

Come dire, se a bordo manca qualcosa, Android è pur sempre da oggi un progetto open source: al contrario della concorrenza. “La parte migliore – prosegue Bort – è che chiunque può contribuire ad Android e modificarne la rotta”. Se poi le caratteristiche implementate fossero davvero interessanti, e se Android sarà davvero un successo planetario, “potreste finire per influenzare l’intero futuro di tutti i dispositivi mobili”. Tanto più che, a quanto pare, chiunque sarà in grado di offrire un contributo significativo al codice della piattaforma potrà anche aspirare, se lo vorrà, ad assumere un ruolo direttivo all’interno della community di sviluppo.

Tecnicamente, per poter compilare da zero la propria build di Android occorre mettere in piedi una macchina di sviluppo equipaggiata con sistema operativo Linux o Mac OS X. Al momento la piattaforma Windows non pare essere supportata, mentre non ci sono problemi per Ubuntu e i computer Apple. Ci vogliono circa 6 giga di spazio libero per portare a termine la compilazione, occorre tenere a bordo le librerie Phyton 2.4 e JDK 5.0 update 12, mentre su Mac occorre dotarsi anche di XCode 2.4. Non ci sono pacchetti con il sorgente da scaricare, visto che a Mountain View hanno preferito affidarsi a Git e Repo per tenere tutti sincronizzati all’ultima versione del codice disponibile.

Fonte: punto informatico

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