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Pensieve, il software di Ibm con la memoria uman

Il colosso informatico statunitense sta lavorando a una tecnologia che effettua un back-up intelligente e associativo di tutte le nostre attività quotidiane. Un po’ come il Memex di cui parlava Vannevar Bush.

Se davvero Internet è destinata a diventare la nostra prossima “memoria esterna”, perché non insegnarle a pensare in maniera meno “artificiale” e più simile al cervello umano?
Ad esempio, piuttosto che modificare i nostri schemi cognitivi e iniziare a pensare come i motori di ricerca, perché non programmiamo loro per assimilare meglio le nostre facoltà associative?

Si dirà, soliti miraggi dell’intelligenza artificiale, su cui (tra i tanti altri) Microsoft sta sbattendo la testa da un bel po’ con MyLifeBits Project. Ma ora un altro colosso dell’informatica ha svelato una tecnologia che sembra fare molti passi in avanti in questa direzione.

L’Haifa Research Lab di IBM sta sviluppando un software il cui nome in codice è Pensieve e che permette di creare “memorie personali” molto più potenti e umane.
Il programma raccoglie immagini, suoni e testi registrati sui dispositivi mobili e li associa a persone, conversazioni e altri eventi che capitano durante la giornata. Il tutto ricorrendo alle più diverse tecnologie: Gps, riconoscimento ottico e vocale, tagging e smart clustering (ovvero le reti di oggetti intelligenti in grado di percepirsi tra loro).

E così, se ad un convegno si conosce un nuovo collega e lo si fotografa al volo, il sistema aggiunge automaticamente anche altre preziose informazioni contestuali, come data, luogo e nome dell’evento a cui si stava partecipando (pescandole, magari, dall’agenda o dalle etichette Rfid dislocate in sala). Così anche molto tempo dopo, basterà effettuare una ricerca del tipo: “Come si chiamava quel collega conosciuto a…”, per visualizzare al volo tutte le informazioni necessarie.

Si tratta certamente di un netto capovolgimento rispetto agli attuali paradigmi di ricerca, che difficilmente riescono a funzionare in maniera associativa e contestuale. E che ricorda molto da vicino quel Memex di cui parlava Vannevar Bush nel lontano 1956. Nonostante la diffusione dei personal computer e delle memorie condivise in rete, le sue parole suonano ancora quanto mai attuali: “Nelle nostre attività professionali siamo ancora attaccati in modo piuttosto stretto a metodi di rivelare, trasmettere e recensire i risultati, che sono vecchi di generazioni e oramai inadeguati per i loro scopi”.
Fonte: visionpost

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