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IPhone, il day after tra file e consigli per il non-acquisto

I cinque motivi per non acquistarlo
Gli italiani ne avrebbero anche un sesto (le tariffe salate previste dai nostri operatori). Certo, ognuno è libero di spendere i propri soldi come meglio crede. Ma secondo la Free Software Foundation restano pur sempre altre cinque buone ragioni per pensarci su prima di mettersi il melafonino in tasca: “L’iPhone è un attacco ai nostri valori principali tra cui: il diritto degli utenti ad avere un controllo sulle proprie risorse, piuttosto che essere controllato; il diritto a comunicare e condividere in maniera libera; il diritto alla riservatezza”. Di seguito i 5 motivi indicati dalla FSF:

  1. blocca completamente il software libero. Gli sviluppatori devono pagare una tassa alla Apple, che diventa l’unica autorità su ciò che si può e non si può fare su un cellulare (qui il riferimento è al nuovo App Store e al consenso preventivo di Apple per poter inserire un nuovo programma);
  2. supporta la tecnologia di Digital Restrictions Management (contro cui Jobs si era pure pronunciato contro);
  3. rileva le coordinate di dove ti trovi e permette agli altri di tracciarti senza che tu lo sappia (questo è comune a tutti i dispositivi dotati di Gps, solo che sull’iPhone c’è scarso controllo sull’accessibilità di queste informazioni);
  4. non supporta formati non-proprietari come Ogg Vorbis e Theora;
  5. non è l’unica opzione. Ci sono migliori alternative all’orizzonte, come FreeRunner

Le alternative
In attesa del ritardatario GPhone, le attenzioni degli utenti più esigenti sul fronte dell’apertura sono ora tutte riversate su FreeRunner, lo smartphone touch-screen di OpenMoko interamente basato su software open-source, che dovrebbe essere rilasciato entro la fine di luglio. Certo, niente a che vedere con il design, le prestazioni e l’usabilità di un iPhone, ma ha comunque tutte le carte in regole per tenere il passo: slot SD, Usb, Bluetooth e WiFi, GPS e l’accelerometro (simile a quello presente sul controller di Nintendo Wii). Negli Stati Uniti sarà venduto a 399 dollari. E se non verrà applicato il cambio 1:1 che la Apple pratica sempre in Europa, da noi potrebbe costare sui 300 euro. Niente male, per un dispositivo che potrà essere personalizzato come meglio si crede. (da leggere la recensione approfondita di ArsTechnica)

Come creare una fila (e come evitarla)
Le lunghe code davanti ai negozi (magari già dalla mezzanotte) sono ormai una componente irrinunciabile dei nuovi riti del consumo globale. Dopo Harry Potter e la Playstation 3, anche l’iPhone si è dimostrato in grado di trascinare migliaia di fanboy e non a incolonnarsi in fila indiana per tante ore pur di essere i primi a impossessarsi del nuovo oggetto del desiderio. Per la Apple è tutto marketing gratuito e generato dal basso, che non fa altro che accrescere l’hype intorno al prodotto. Tanto che nei paesi poco popolati come la Svezia, l’operatore Telia Sonera ha pensato di pagare 150 persone che andassero a mettersi in fila “per creare una migliore atmosfera ed entusiasmo”.

Dall’altro capo del pianeta, in California, sta facendo invece discutere il comportamento di Steve Wozniak, il padre del primo personal computer di massa (l’Apple I): dopo aver atteso per 4 ore comodamente appollaiato su un divano, all’apertura del negozio si è avvicinato all’ingresso, superando con disinvoltura le altre persone che stavano in fila. Mica male, per una persona che ha contribuito a creare il mito Apple…

Fonte: visionpost

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