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Facebook, il Web sono io

Il social network di Palo Alto punta a essere il collante della Rete. Zuckerberg cancella la privacy dalla lista dei suoi amici e pensa a stravolgere i canoni del World Wide Web

Grandi manovre in quel di Palo Alto, California. La conferenza f8 tenuta dai massimi vertici di Facebook e dedicata principalmente ai “developer” potrebbe costituire una sorta di spartiacque tra ciò che è stato e ciò che sarà il social network creato da Mark Zuckerberg, che ora pare intenzionato a stravolgere più o meno tutto: dalla gestione privacy degli utenti, che in passato ha generato non poche polemiche, all’integrazione di Facebook con il resto del Web.

Proprio su privacy e interazione con siti e applicazioni di terze parti vertono i nuovi criteri con cui i dati degli utenti verranno somministrati a sviluppatori e webmaster. Cade il termine massimo di 24 ore del periodo in cui era possibile trattenere nomi, cognomi, date di nascita e quant’altro sia disponibile sulla propria pagina: inoltre se prima era necessario autorizzare una determinata applicazione affinché questa pescasse le generalità degli utenti, ora basterà invece che questi vi interagiscano anche una sola volta per aprire le porte dei propri segreti allo sviluppatore di passaggio.

A questo proposito presto cambierà forma Facebok Connect, il tool sin qui utilizzato per far coincidere con Facebook l’accesso a diversi altri siti e social network che, una volta modificato, sarà noto con il nome di Open Graph e permetterà in pratica ai gestori di siti e applicazioni di prepararsi alla visita dell’utente confezionandone l’esperienza Web a seconda dei gusti, carpiti dal profilo Facebook.

L’aria di cambiamento radicale in realtà si respirava già da un po’ e la recente decisione di cancellare Facebook Lite non è stata che l’ultima di una serie continue modifiche che hanno coinvolto il social il network in blu, dal layout ai termini d’uso.

Mark Zuckerberg sembra volersi prendere tutto sobbarcare un’opera titanica, ovvero quella di rimodellare le fondamenta del Web: “Stiamo operando in maniera che tutti i siti Web possano lavorare insieme per creare una rete di contatti migliore e migliorare l’esperienza social di ognuno – ha spiegato il fondatore di Facebook – abbiamo ridisegnato la piattaforma per semplificare e migliorare gli strumenti utilizzabili dagli sviluppatori sparsi per la Rete al fine di dare una forma alla mappa”.

I partner di Facebook sembrano accogliere favorevolmente questa piccola rivoluzione, come dimostra la risposta data da Tom Conrad, CTO di Pandora, a chi gli ha chiesto cosa significasse per il portale musicale quanto annunciato da Zuckerbeg: “Queste novità consentirà agli utenti di Pandora di condividere i propri gusti su Facebook, facilitando l’inserimento dei novizi senza che questi debbano frugare nel database – ha dichiarato al New York Times – possiamo dire ora che Pandora è finalmente social”.

Via punto-informatico

Hugo Chavez vuole chiudere la rete in Venezuela

Hugo Chavez vuole chiudere la rete in VenezuelaDopo essersi scagliato qualche tempo fa contro le console da gioco, il Presidente del Venezuela Hugo Chavez ha deciso stavolta di andare contro Internet, auspicando nella propria nazione un maggior controllo da parte delle autorità su quanto viene pubblicato sulla rete.

La reazione di Chavez arriva come conseguenza dell’apparizione su un sito della notizia su un presunto falso omicidio di uno dei suoi ministri, cosa che a quanto pare ha spinto il presidente a dire queste parole:

“Internet non può essere un qualcosa di aperto dove tutto ciò che si dice è fatto. Ogni nazione deve applicare le proprie regole e norme. Dobbiamo agire. Chiederemo al procuratore generale di aiutarci, perché questo è un crimine. Sono stato informato che questa pagina pubblica periodicamente incitamenti al colpo di stato. Questo non può essere permesso”

Secondo diverse fonti tutto ciò sarebbe solo un pretesto per chiudere la rete in Venezuela, visto che da altre parti del mondo di certo non ci si sogna di attaccare la rete o parte di essa per quello che succede a causa di un singolo, tranne forse Cina, Iran e… ehm, Italia.

via downloadblog

AGCOM, indagine sul file sharing

febbraio 17, 2010 Lascia un commento

L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha pubblicato uno studio conoscitivo che mira a fare il punto su pirateria e regolamentazione nazionale. In controtendenza con i paesi più impegnati nella lotta per il diritto d’autore

Si intitola Il diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica. È un’indagine conoscitiva pubblicata di recente sul sito ufficiale dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM). Un corposo documento che non mira a fissare un quadro definitivo di regolamentazione, bensì a lasciare aperti i possibili scenari futuri, a dare a cittadini e imprese la possibilità di avanzare proposte. E di aprire un dibattito.

Nell’introduzione al documento, AGCOM ha ricordato un’esigenza di ricostruzione del quadro sul diritto d’autore in Italia, in modo da garantire un prezioso bilanciamento. In particolare, tra la libertà d’espressione, l’equa remunerazione degli autori e un’adeguata tutela dei diritti dei cittadini della Rete. Tenendo conto della necessità di garantire privacy e accesso alla cultura, in particolare sul web.

Questo innanzitutto perché l’Italia ha bisogno di riflettere su questo modello per conformarsi al pacchetto di direttive dell’Unione Europea sulle comunicazioni elettroniche. Pacchetto che ha sostanzialmente sottolineato come l’accesso a Internet sia un principio fondamentale dell’ordinamento comunitario.

Modello italiano, dunque. Nel Belpaese, il cosiddetto Decreto Romani vorrebbe affidare all’Autorità un potere di molto superiore a quello attuale, inclusa la possibilità di disconnettere gli utenti colti a violare ripetutamente il diritto d’autore. Nella sua indagine conoscitiva, AGCOM sembra aver intrapreso una strada teorica decisamente in controtendenza con quelle illuminate da paesi come la Gran Bretagna e la Francia.

Esempio. Secondo uno studio effettuato sul traffico a livello globale – e riportato nel documento – il fenomeno della pirateria a mezzo P2P appare in diminuzione. Precisamente, dal 40 per cento del 2007 al 19 per cento del 2009. Mentre a crescere sarebbe il numero di abbonamenti a banda larga. Questo potrebbe voler dire, a detta di AGCOM, che la crescita degli abbonamenti broadband allontanerà i cittadini dal P2P, facilitando la vita al mercato dei contenuti digitali legali.

AGCOM ha ricordato che esistono seri obblighi tecnici e giuridici nelle pratiche di accertamento di illeciti sulla Rete. Limiti come quelli imposti dalle direttive comunitarie, che escludono l’ipotesi di affidare poteri di monitoraggio ai provider. O limiti come quelli sottolineati dai principi a tutela della neutralità della Rete. O della privacy dei cittadini.

E in contrasto con privacy e neutrality sarebbero anche quelle che attualmente sono le misure nella lotta alla pirateria, poco adattabili ad un utilizzo all’interno del mercato residenziale a banda larga. Inoltre, misure tecniche come il port blocking sarebbero facilmente aggirabili da parte degli utenti, ad esempio variando la configurazione di connessione del client P2P relativamente alle porte di rete.

E il content filtering, uno dei metodi più utilizzati per filtrare l’accesso ai contenuti web, sarebbe in contrasto evidente con i principi a tutela della privacy e della net neutrality. Mentre le tecnologie di Deep Packet Inspection, a detta di AGCOM, potrebbero violare – se attuate su larga scala – gli stessi principi di libertà democratica.

L’Autorità si è fatta quindi promotrice della necessità urgente di procedere ad una riformulazione dell’impianto normativo attuale. Una soluzione ipotetica, tra le altre, potrebbe essere quella delle licenze collettive estese. Si tratta di un sistema di adesione volontaria, in virtù del quale gli enti di gestione collettiva negoziano per conto degli aventi diritto la licenza con gli operatori che veicoleranno poi i contenuti digitali su Internet.

AGCOM ha quindi illustrato ciò che sta attualmente accadendo in paesi come la Francia, il Regno Unito e gli Stati Uniti, sottolineando come approcci basati su divieti e repressioni non abbiano ad oggi dimostrato particolare efficacia. Soprattutto in un’ottica di garanzia di una giusta tutela sia degli autori che degli utenti.

Il documento di AGCOM ha poi riportato alcune delle teorie sviluppate dal professore di diritto di Harvard Lawrence Lessig che ha sottolineato l’importanza di conoscere quelli che sono degli aspetti positivi legati al file sharing. Una società non dovrebbe quindi fare a meno dei benefici legati al P2P, non a causa di un atteggiamento che vorrebbe stroncarlo sul nascere.

punto-informatico

La Rete sa leggere…

marzo 9, 2009 1 commento

Leggo su Webnews la replica dell’On. Carlucci alle critiche – che secondo l’Onorevole sarebbero, talvolta, “sfociate in volgari offese” – raccolte in relazione alla sua ultima iniziativa legislativa: la PROPOSTA DI LEGGE PER “INTERNET TERRITORIO DELLA LIBERTA’, DEI DIRITTI E DEI DOVERI.

La sintesi della replica dell’On. Carlucci è questa: la sua sarebbe stata una sacrosanta iniziativa legislativa contro la pedofilia on-line.

In genere – e l’ho fatto anche in questo caso – preferisco commentare i fatti e le norme piuttosto che gli atteggiamenti nei nostri Parlamentari ma, francamente, credo che in questo caso si sia passato il segno.

Non si possono prendere in giro i cittadini italiani e trattarli come analfabeti! La Rete sa leggere…come ho scritto nel titolo di questo post.

La proposta di legge presentata dall’On. Carlucci non ha niente a che vedere con l’anti-pedoflia ed è piuttosto l’ennesima iniziativa anti-PIRATERIA.

Non una legge a tutela dei bambini dunque ma una legge a tutela del portafoglio dei soliti (POCHI) noti.

Credo che l’atteggiamento di chi dinanzi alle critiche si difende facendosi scudo di un tema tanto delicato quale la pedoflia, si commenti da solo.

Un’ultima considerazione che, ritengo, significativa: provate a guardare nelle proprietà del file pubblicato sul sito dell’On. Carlucci e guardate alla voce autore.

Il documento sembrerebbe essere stato scritto da tal Davide Rossi.

E’ una questione di omonimia o si tratta del Presidente di UNIVIDEO?

Quest’ultimo – come è noto e come mostra il video qui sopra registrato durante la conferenza del 15 gennaio scorso organizzata dall’Istituto per le politiche dell’innovazione – certamente non è un amante della Rete (”internet non serve all’umanità e non serve al mondo!” sono parole sue” ed avrebbe più di una ragione per aver contribuito all’iniziativa legislativa dell’On. Carlucci.

Lunedì commenterò dalle colonne di Punto Informatico il contenuto della proposta, per ora – e vi chiedo scusa per questo – non ho saputo resistere alla tentazione di condividere questo sfogo.

UPDATE – 8 marzo 2009 – ore 11.00

Nel titolo di questo post ero stato facile profeta: la Rete sa leggere e…soprattutto ha la memoria lunga.

Gianni, in questo commento mi segnala che andando più a fondo nella lettura dei metadati del file pubblicato dall’On. Gabriella Carlucci e contenente la proposta di legge antiprateria contrabbandata come antipedofilia si trova la chiara indicazione di UNIVIDEO quale licenziataria del software utilizzato per la redazione del documento. Difficile a questo punto credere si tratti di un caso di omonimia!

Marco in quest’altro commento mi racconta che all’On. Carlucci qualcosa del genere era già accaduta.

UPDATE – 8 marzo – ore 18.45

Ecco un altro paio di commenti da segnalare (1-2).

Mi sembra, tuttavia, sia opportuno anche leggere quello che scrive tooby su qualcuno che, come si dice, sembra predicare bene ma razzolare male…

Fonte: Guido Scorza

Pillole: Gmail senza rete e le donne dell’hi-tech

gennaio 29, 2009 2 commenti

I GoogleLabs stanno perfezionando un servizio per consultare gmail offline, FastCompany rende merito alle donne dell’hi-tech, Nintendo progetta un canale per chi vuole mettersi in forma con la Wii, netbook e crisi, il nuovo libro di Jeff Jarvis.

Gmail va offline
Cade anche l’ultima attenuante che tratteneva i più retrivi a utilizzare Gmail come account di posta elettronica: i Gmail Labs infatti hanno rilasciato un nuovo servizio che permette di scaricare la posta sul computer, rendendola consultabile anche offline. La comodità di poter verificare le proprie e-mail in arrivo da ogni postazione collegata a internet in ogni luogo del mondo è sempre stata controbilanciata dalla necessità di poter lavorare anche senza connessione: un segnale Wi-Fi debole, una connessione lenta, un luogo in cui è impossibile usare internet. Ora, scaricando Google Gears e navigando offline su gmail.com si può vedere la propria posta anche se non si è in rete. Il sistema infatti scarica una cache locale della posta e una volta ricollegati al web si sincronizza nuovamente con gli aggiornamenti ricevuti dalla rete. Inizialmente disponibile solo per Usa e Regno Unito, presto sarà disponibile anche negli altri paesi.
The New York Times

Le donne più influenti dell’hi-tech
Le donne e la tecnologia: un connubio velato da un sottile pregiudizio, che in realtà viene smentito dalle cifre e dai risultati raggiunti dal gentil sesso in questo campo. Ecco una lista delle donne più influenti nell’hi-tech stilata dalla rivista FastCompany che, pur sostenendo che la Silicon Valley rimane un “club per ragazzi”, è convinta che le signore che hanno successo nel settore hi-tech meritano un riconoscimento. Sono executives, attiviste, blogger, guru, divulgatrici, sviluppatrici. Tra le prime a essere citate: Genevieve Bell, direttore della user experience presso Intel, Sandy Carter, vicepresidente della strategia, marketing e canale nell’area Soa e WebSphere a IBM, Mitchell Baker, presidente della Mozilla Foundation, Paulina Bozek, direttore dello sviluppo per Atari, Caterina Fake, cofondatrice di Flickr, le blogger Arianna Huffington (The Huffington Post) e Xeni Jardin (Boing Boing).
FastCompany

Wii: un canale di suggerimenti per mettersi in forma
Per la gioia degli amanti del fitness casalingo, Nintendo amplierà la sua offerta legata a Wii e Wii Fit. Non si tratta di nuovi giochi ma di un vero e proprio canale di suggerimenti su come raggiungere la forma fisica. Grazie a una collaborazione con Panasonic, NEC e Hitachi, l’azienda giapponese ha progettato il Wii Fit Body Check Channel, che – attraverso una connessione internet – utilizzerà i dati inseriti dall’utente su Wii Fit e sul gioco per DS Aruite Wakaru Sekatsu Rhythm DS, li rielaborerà e invierà alcuni suggerimenti al giocatore via e-mail. E mentre in Giappone si aspetta una release ufficiale del nuovo progetto, in Australia la console Nintendo conquista il primo posto tra i videogiochi, battendo – con 4,5 milioni di vendite – sia la Nintendo DS che Guitar Hero, Mario Kart e Grand Theft Auto.
Slashdot

Crisi e anticrisi
Tempi duri per Yahoo: le ultime trimestrali sono in perdita di 303 milioni di dollari (22 centesimi per azione) e non promettono niente di buono. Alla fine del 2007 l’utile netto era di 206 milioni di dollari. Newsweek e Businessweek fanno un approfondimento sul futuro nero della società di Sunnyvale. Forse l’arrivo del nuovo CEO Carol A. Bartz migliorerà la situazione?
Va a gonfie vele invece il servizio di streaming Netflix: l’azienda ha annunciato un ottimo trimestre fiscale. Il successo di questo tipo di servizi online, sempre più diffusi e conosciuti, sta andando ai danni di Dvd e Blu-Ray e di grandi catene di noleggio come Blockbuster.
The New York Times

Il futuro roseo dei netbook

La crisi economica del settore hi-tech non sembra intaccare il mercato dei piccoli netbook, anzi tutto il contrario. Gli analisti di mercato di ABI Research prevedono che le vendite globali dei mini-portatili nel 2009 raggiungeranno quota 35 milioni di unità e che triplicheranno nel giro di quattro anni. Secondo il New York Times i netbook sono un’alternativa a basso costo, affidabile e semplice che si adatta alle principali necessità della maggioranza degli utenti e che potrebbe scalzare definitivamente dal mercato gli altri computer, rivelandosi un boomerang per tutta l’industria hi-tech.
Internetnews
Quanto conosci Google?
Newsweek intervista Jeff Jarvis sul suo nuovo libro, uscito ieri negli Usa, dedicato a Google e a come sta cambiando il web. Insieme all’articolo c’è anche un test divertente per verificare le proprie conoscenze sull’argomento Google.
Newsweek

Fonte: visionpost

Berlusconi vuole regolamentare Internet nel mondo

dicembre 4, 2008 1 commento
Berlusconi vuole regolamentare Internet nel mondo

Roma – Servono nuove leggi per Internet? Soprattutto: conviene davvero puntare ad armonizzare le leggi in vigore nei diversi paesi? E si può davvero farlo in barba alle Nazioni Unite e al processo di analisi partito ormai da anni? Queste e molte altre sono le domande che da ieri rimbalzano sulla rete italiana dopoché il premier italiano Silvio Berlusconi ha annunciato l’intenzione di portare al prossimo G8 “una proposta di una regolamentazione internazionale del sistema di Internet”, “in tutto il mondo, essendo internet un forum aperto a tutto il mondo”.

Poche parole, nessun dettaglio, dette a margine di un giro tra i server delle Poste, ma sufficienti a fare il giro della rete, viste anche le tante pessime prove del mondo politico italiano rispetto ad Internet: è altissimo il timore di nuove regole imposte dall’alto prodotte da chi di rete ne sa poco e senza il contributo della rete stessa. Ma a cosa si riferisce esattamente il premier?

Nel merito delle molte ipotesi di queste ore, una direzione appare più chiaramente delle altre. Se il premier ha davvero in mano una proposta allora questa porrà senz’altro l’accento sul diritto d’autore, ossia il fronte su cui il vecchio apparato economico e produttivo è costretto a fare i conti con il nuovo che avanza. Al Governo, nonostante la debole opposizione di Maroni, non dispiace la Dottrina Sarkozy. Non solo: un recentissimo Ordine del giorno impone all’Esecutivo di rivedere le norme di contrasto alla pirateria svolta su peer-to-peer, abdicando ad un altro pezzettino di diritto alla privacy per consentire una più facile penetrazione delle major e delle loro denunce nelle attività telematiche.

L’orientamento che sembra imporsi, e d’altra parte nella compagine di Governo rimangono tutti i principali artefici della famigerata Legge Urbani, è quello di un’Italia portavoce delle esigenze dell’industria, e ciò avrebbe tanto più senso perché il momento è propizio: non solo in Francia si procede verso il regime delle disconnessioni di Stato, non solo Regno Unito e Spagna sono tentati dal seguire la stessa rotta che tanto piace alle major, ma i ministri del Consiglio d’Europa proprio nei giorni scorsi non hanno trovato niente di meglio che cancellare le tutele richieste dal Parlamento Europeo e dalla Commissione Europea a favore degli internauti e del diritto primario costituito dall’accesso ad Internet. Senza contare, sottolineano i più maliziosi, gli effetti positivi sui poteri forti che sarebbero causati da un irrigidimento delle normative di settore in un’epoca di grande trasformazione, che sta già comprimendo certe posizioni e certi profitti.

Se è inevitabile ricondurre al diritto d’autore qualsiasi proposta di armonizzazione globale, certo in molti avrebbero preferito dichiarazioni più esplicite: l’esperienza, non solo in Italia, insegna alla comunità Internet quanto di rado nella stanza dei bottoni si facciano largo istanze nate sulla e dalla rete, anche quando in gioco c’è proprio il presente e il futuro della rete stessa. Né si può escludere che il premier intenda appoggiare anche l’iniziativa del proprio partito per una battaglia ad alzo zero contro i siti che diffondono contenuti razzisti e xenofobi, una proposta di legge in elaborazione che però i suoi promotori vogliono appunto che assuma un respiro internazionale. Trovare una convergenza su questo fronte, come sulla lotta al terrorismo, e il Decreto Pisanu del precedente governo Berlusconi non fu che anticipatore dell’orientamento comunitario, potrebbe non essere così complicato.

Ma non è solo il merito a suscitare attenzione, la forma dell’intervento di cui parla il premier solleva infatti perplessità. Il premier ha dichiarato: “Sarò per la terza volta presidente del G8, che ha già come compito la regolazione dei mercati finanziari in tutte le nazioni; ho visto che per quanto riguarda Internet manca una regolamentazione comune”, una questione che l’ONU è inadatta ad affrontare, in quanto le Nazioni Unite sono “pletoriche”. Parole forti, soprattutto perché ormai da anni in sede ONU tutto il mondo discute di come convergere su Internet, si cercano mediazioni difficili e proprio l’Italia ha in quella sede un ruolo chiave grazie ad iniziative, discusse ma centrali nel dibattito ONU, come la cosiddetta Costituzione per Internet, inizialmente proposta dall’allora Garante della Privacy Stefano Rodotà addirittura nel 2003.

Ma perché scartare il lavoro di migliaia di delegati che da anni si riuniscono in diverse città del Pianeta? Lo dice lo stesso premier, che spiega come nel G8 “invece, si discute, ci si interfaccia e si arriva a soluzioni concrete che poi tutti i Paesi si impegnano ad accettare”. Il G8 è un consesso a cui aderiscono le maggiori economie, un insieme che sarà presieduto proprio da Berlusconi.

Ad ogni modo le dichiarazioni del premier, come detto, sono tutto meno che esplicite ed anche per questo c’è chi le legge sperando che vadano nella direzione auspicata proprio in sede ONU. Il senatore Fiorello Cortiana, membro della Consulta sulla Governance di Internet, che da anni lavora a livello internazionale per questi obiettivi, ha rilasciato una nota in cui definisce la proposta Berlusconi una proposta “con una prospettiva internazionale, in cui l’Italia possa essere avanguardia. Queste tecnologie sono il futuro per tutto il mondo”, una proposta che “fa ben sperare tutti coloro che in questi anni si sono adoperati per avviare un processo aperto ed inclusivo per un Internet Bill of Rights capace di armonizzare in modo evolutivo i diritti condivisi, a partire dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo adottata dalle Nazioni Unite 60 anni fa, con la natura interattiva, senza confini e senza condizione di scarsità costituita da Internet”.

“La dichiarazione del Presidente Berlusconi – continua ancora Cortiana – costituisce un buon auspicio all’apertura dell’IGF-Internet Governance Forum dell’ONU che si è aperto a Hyderabad in India. L’azione del nostro Paese partita con il Ministro Stanca che raccolse la mia proposta bipartisan e proseguita con il Ministro Nicolais e il Sottosegretario Magnolfi ha visto la nascita di una Dynamic Coalition, con ONG, Imprese, Governi, all’interno dell’IGF e ha trovato ampio interesse e sostegno nel corso dei due Dialogue Forum on Internet Rights promossi dall’Italia, il secondo a Cagliari lo scorso ottobre”. Come a dire, insomma, che se una proposta italiana deve giungere in una sede così rilevante come il G8, le basi perché si tratti di una proposta ragionata, condivisa e di dialogo ci sono tutte.

L’allarme lanciato da alcuni sulle dichiarazioni di Berlusconi non convince molti. Luca Sofri sul suo blog, ad esempio, scrive che probabilmente Berlusconi non sa di cosa parla e che domani si dimenticherà delle sue dichiarazioni ma avverte: “Piano con il riflesso condizionato dell’indignazione: le regole non sono una cosa sbagliata, in generale. Il problema è capire di quali regole parliamo. Se ciò che avviene in rete risponde alle norme e alle leggi su cui siamo d’accordo per quel che riguarda il mondo precedente a internet (se per esempio l’Iran allineasse le sue regole su internet alle nostre) non c’è niente da protestare contro le regole e la loro applicazione. Se si tratta di inventarne di nuove, allora protesteremo, come è avvenuto solo poche settimane fa su una minaccia e un progetto assai più seri e concreti”.

La sensazione che sia presto per strapparsi i capelli e che il premier non sappia di cosa sta parlando è espressa anche da Sergio Maistrello, mentre Massimo Mantellini suggerisce che è inutile preoccuparsi, visto lo scarso peso dell’Italia e del premier stesso in ambito internazionale. C’è naturalmente chi liquida la cosa come una dichiarazione che piacerà alla casalinga di Voghera ma più in generale sembra prevalere in rete un senso di attesa, per capire se quella di Berlusconi sia stata l’anticipazione di un qualcosa di più articolato, o magari già discusso con gli altri leader, o se vada più letto come un auspicio. In entrambi i casi toccherà attendere solo qualche settimana per saperlo: il premier sarà presidente del G8 a gennaio.

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