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Articoli taggati ‘p2p’

L’antipirateria danese si dichiara sconfitta

Novembre 10, 2009 gianmichele Lascia un commento

Decisione clamorosa per i mastini del copyright di Antipiratgruppen. Pesano le tre archiviazioni per insufficienza di prove. E l’inclinazione delle corti a rigettare sull’accusa l’onere della prova: un IP, da solo, non basta.

L’Antipiratgruppen non ce l’ha fatta: l’organizzazione antipirateria che rappresenta le industrie musicale e cinematografica in Danimarca ha portato avanti la sua missione con risultati non esaltanti, e ora ammette l’impossibilità di individuare chi scarica contenuti “illegali” dalla rete e comunica di volersi fare da parte perché le autorità giudiziarie hanno reso impossibile questo genere di attività.

“Condannare queste persone richiede prove parecchio concrete e inoppugnabili” ha dichiarato l’avvocato del gruppo Mary Fredenslund, spiegando le motivazioni di una simile decisione. “Semplicemente non siamo stati in grado di presentare l’onere della prova” nei casi di download pirata portati in tribunale, continua Fredenslund, e il gruppo in futuro non prevede che la situazione dell’antipirateria in Danimarca possa migliorare di molto.

Quando parla di incapacità nel presentare prove consistenti Fredenslund si riferisce evidentemente alle quattro cause intentante dall’Antipiratgruppen in un anno e finite direttamente davanti all’Alta Corte danese. Tre dei casi sono stati archiviati per insufficienza di prove, mentre nel quarto c’è stata una condanna ma solo perché il “colpevole” ha alla fine confessato di essere un downloader.

Per Overbeck, avvocato difensore con esperienza nel peculiare settore dell’antipirateria, rimarca come già altre due cause intentate contro suoi clienti fossero state poi ritirate dall’accusa. “Antipiratgruppen ha riconosciuto che non si possono condannare le persone senza coglierle sul fatto, o minacciandole per farle confessare”. “In pratica – sostiene Overbeck – ciò significa che senza una confessione non c’è un caso”.

L’Antipiratgruppen è la stessa organizzazione che aveva provato a far condannare due donne attraverso la cui connessione WiFi erano state individuate infrazioni al diritto d’autore, finendo per ricevere il benservito dalla corte e la riaffermazione del principio giuridico per cui l’onere della prova spetta all’accusa e la responsabilità dei presunti autori delle infrazioni è tutta da dimostrare in tribunale.

Un indirizzo IP in Danimarca è insufficiente a stabilire una responsabilità individuale necessaria all’apertura di un processo, ha stabilito l’Alta Corte danese, e in queste condizioni all’Antipiratgruppen non resta che sventolare bandiera bianca. A tenere alto il vessillo dell’antipirateria in salsa danese è ora rimasta DtecNet, l’organizzazione che ha preso il posto di MediaSentry come agenzia investigativa prediletta dalla statunitense RIAA. E che colleziona IP via P2P esattamente come Antipiratgruppen.

Fonte: punto-informatico

Scaricare serie tv via torrent, fenomeno in aumento

Ottobre 6, 2009 gianmichele 1 commento

piratesIl download di serie di tv via torrent è in costante aumento. Come spiegare altrimenti il fenomeno? Il modello della tv come la conosciamo, o meglio come ce la propinano, vacilla. Anzichè essere legati ad un palinsesto ad orario fisso, magari su centinaia di canali, le persone preferiscono vedere ciò che vogliono nel momento in cui lo vogliono. E questo porta a scaricare programmi che comunque verrebbero visti gratis. Lapalissiano per qualcuno ma non per tutti.

Uno dei siti di riferimento per la ricerca e catalogazione dei torrent tv è EZTV. Torrentfreak ha riportato proprio oggi che EZTV raddoppiato i propri visitatori in un solo anno, e non c’è segno che la crescita rallenti. Si parla di 15 milioni di visite solo per il mese di Settembre 2009, in confronto ai 9 milioni di pagine del Settembre 2008.

Se è vero che è possibile negli Usa vedere ad esempio Heroes in streaming legale via Hulu, è anche vero che per il resto del mondo le cose sono diverse. In Italia, come sappiamo bene, è necessario aspettare mesi prima di vedere la messa in onda con un doppiaggio magari non gradito, e con orari o programmazioni in alcuni casi “bizzarre”. C’è però il caso di nazioni anglofone, come l’Australia, dove è necessario attendere mesi senza che sia una valida motivazione tecnica. Non allora un caso che in Australia EZTV sia uno dei siti più visitati, insieme a Mininova, The Pirate Bay e IsoHunt.

Come fermare il fenomeno non è affatto chiaro, ne tantomeno sarà facile. E’ comunque chiaro che finchè le emittenti non saranno in grado di trasmettere nello stesso momento (o quasi) la stessa serie televisiva, ci sarà sempre la voglia di vedere “subito” l’ultima puntata del proprio telefilm preferito.

Fonte: downloadblog

Il backup di The Pirate Bay va online

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Il backup di The Pirate Bay va onlineCom’era lecito aspettarsi il backup di The Pirate Bay è stato pubblicato online all’indirizzo http://tracker.btarena.org/, dove è possibile ritrovare i 873.671 torrent ospitati dalla piattaforma segnalati qualche giorno fa in un unico torrent delle dimensioni di 21,3GB.

Se dopo la vendita di The Pirate Bay non vi fidate più della piattaforma potete dunque ricorrere anche a questo mirror, che l’autore tiene a precisare rimarrà tale senza evolversi per tentare di fare concorrenza alla Baia o comunque di diventare un punto di riferimento nel panorama P2P.

Fonte: downloadblog

The Pay Bay, la telenovela continua

Quando si scarica, in genere, si finisce su The Pay Bay (ex-Pirate): e The Pay Bay e il suo improbabile futuro di hub multimediale a tanti zeri sono notoriamente tra i temi tecnologici più chiacchierati da un po’ di settimane a questa parte. L’ultima puntata della telenovela aveva riservato sorprese niente affatto piacevoli in merito all’acquisizione del portale da parte di Global Gaming Factory e alla sua situazione legale nei tribunali di mezzo mondo, mentre questa volta è GGF a dispensare ottimismo a piene mani e a rassicurare, per l’ennesima volta, che il sole splende alto e forte sul glorioso futuro di dollari e stock option di The Pay Bay.

Nel futuro c’è ad esempio una possibile quotazione del titolo nel listino americano del NASDAQ, una prospettiva che si sarebbe liquidata come risibile solo poco tempo addietro e che invece adesso GGF dà per probabile. “Stiamo valutando la possibilità di far inserire l’operazione nella lista dell’indice Small Cap del NASDAQ”, dice senza ombra di ilarità il CEO di GGF Hans Pandeya, che al momento manca ancora dei fondi necessari a concludere l’acquisizione del portale ma che evidentemente pensa già in grande per il nuovo acquisto della sua società.

L’affascinante idea del brand “The Pirate Bay” in lista tra i titoli tecnologici di Wall Street, accanto a nomi come Microsoft, Adobe ed Electronic Arts, avrebbe secondo Pandeya un suo perché in virtù della forte presa della Baia (o a questo punto del suo ricordo) nel mercato nordamericano, e non a caso le parti che più hanno espresso interesse in tutta l’operazione The Pay Bay sono – sempre secondo quanto sostiene Pandeya – riconducibili al mercato USA.

GGF continua insomma ad alimentare grandi speranze per tutti e rassicura: gli utenti di The Pay Bay nemmeno noteranno la differenza tra il “prima” e il “dopo” la mutazione di pelle dell’ex-ricettacolo prediletto dai bucanieri del P2P, mentre tutti gli ostacoli ancora presenti sul cammino di dollari della Baia verranno risolti in tempo.

GGF troverà i soldi (che non ha ancora), risolverà i guai legali del sito (che rimane il nemico numero uno dell’industria multimediale nei sette mari e sui cinque continenti) e riuscirà a portare a termine quello che nessuno è ancora riuscito a fare, vale a dire strappare un super-fanta-mega-accordo con i maggiorenti del copyright capace di coprire tutti, dalle Big Four del disco all’intera Hollywood, passando per le etichette indie, il produttore di quartiere e i network televisivi.

Riguardo alle major musicali un accordo sarebbe prossimo, dice Pandeya, anche se non specifica null’altro se non che si tratterebbe di una delle Big Four di cui sopra (quindi EMI, Universal, Sony Music o Warner Music). GGF pensa in grande anche per il “dopo” The Pay Bay, sostenendo di voler assimilare l’intera scena del P2P facendo acquisti tra gli altri portali e tracker basati su BitTorrent.

E mentre l’intrepido provider di Internet cafè va in brodo di giuggiole, c’è qualcuno che parlotta sullo sfondo: Peter Sunde aka Brokep, lo storico portavoce della ex-Baia dei pirati svedesi ora passato a una vita migliore pretende di cominciare una carriera politica come governatore di Gotland, la più grande delle isole svedesi nel Mar Baltico. Sunde vanta nel suo curriculum amicizie presidenziali particolari (il presidente del Brasile Lula) e una “presa” politica su milioni di persone che la pensano come lui. E ci sarebbe da fermarsi e ragionarci su, se “Ernesto” di TorrentFreak non confermasse all’istante che si tratta solo di uno scherzo dettato dalla smargiasseria genetica del protagonista.

Fonte: punto-informatico

Il Partito del Pirata si diffonde in Francia e Repubblica Ceca

Il Partito del Pirata si diffonde in Francia e Repubblica CecaDopo il successo elettorale alle recenti elezioni europee, il Partito del Pirata, movimento politico nato in Svezia, si è diffuso presto in tutta Europa. Recentemente nuove formazioni del Partito del Pirata sono nate anche in Francia e in Repubblica Ceca.

In Repubblica Ceca il partito ha già raccolto 2.500 firme elettroniche, e spera di poter ottenere qualche risultato nelle elezioni di ottobre. Il leader del CPS (ovvero del Českou pirátskou stranu) ha dichiarato che non vuole ottenere seggi in Parlamento: basterebbe che i politici si interessassero ai problemi della pirateria e dei diritti digitali. Come tante altre formazioni politiche simili, il Partito del Pirata ceco non ha un vero e proprio programma politico, ma punta sui temi della proprietà intellettuale e spera di collaborare con altri partiti.

Il movimento francese, nato da poco, gestisce un gruppo su Facebook e un blog su WordPress, anche se la speranza è quella di ingrandirsi sulla scia dell’omonimo svedese. Proprio la Francia potrebbe essere un terreno fertile proprio a causa della legge sulle tre disconnessioni che il governo ha tentato più volte di far passare. Ad oggi il gruppo su Facebook ha 1.600 membri.

Ovviamente i due partiti sono ancora troppo piccoli per destare interesse politico. Ma è un segnale di come il sasso lanciato in Svezia stia dando risultati in tutta Europa. Solo poche settimane fa il Partito del Pirata in Germania otteneva un posto in Parlamento grazie al passaggio di Jorg Tauss nel nuovo movimento. Chissà se anche in Italia accadrà qualcosa di simile. Voi cosa pensate di un Partito del Pirata tutto italiano?

Fonte: downloadblog