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Archivio per maggio 2009

Firefox, re del web entro il 2013

maggio 21, 2009 1 commento

Nell’immagine di copertina sono pubblicati i dati d’uso dei maggiori browser.

Come tutti sappiamo Internet Explorer sta perdendo numero di utenti a tutto vantaggio di altri browser e di questi il primo è Firefox. Dai dati non sembra che gli annunci di nuove versioni modifichino il numero di utenti segno che, probabilmente, gli utenti di InternetExplorer stanno abbandonando un browser che non è al passo con i tempi.

Da notare, anche, che l’uso di Ie è maggiore negli orari d’ufficio e minore negli altri complice, probabilmente, una scelta fatta dagli amministratori e non dagli utenti veri e propri. Se le cose continueranno in questo modo il sorpasso avverrà nel 2013.

Fonte: ossblog

GPS sull’orlo della catastrofe?

maggio 21, 2009 1 commento

Si può fare a meno oggigiorno del Global Positioning System (GPS)? Evidentemente no, se si considera il numero di applicazioni e tecnologie che basano la propria utilità sul suddetto sistema di posizionamento satellitare, sviluppato negli anni ’80 e da allora gestito interamente dalla Air Force statunitense. Che negli ultimi anni ha comunque fallito, avvisa un’organizzazione di controllo federale, la sua missione di rinnovamento del network di satelliti per mantenere in buona salute l’infrastruttura.Il rapporto consegnato al Congresso dal Government Accountability Office è spietato nel descrivere l’attuale stato delle cose, spiegando che “la Air Force non è riuscita a costruire satelliti GPS adeguatamente contenuti negli obiettivi di costo e di programma” con i 2 miliardi di dollari messi a disposizione per lo scopo dall’Amministrazione.

Se gli obiettivi di costruzione non verranno mantenuti, avverte il GAO, ci sono buone possibilità che a partire dal 2010, con il previsto malfunzionamento dei vecchi satelliti già in orbita, “l’intera costellazione GPS cadrà sotto il numero di satelliti richiesti per fornire il livello di servizio GPS che il governo degli Stati Uniti si aspetta”.Il network GPS è considerato uno strumento “essenziale per la sicurezza nazionale statunitense”, e col tempo si è trasformato nel cuore di innumerevoli applicazioni eminentemente “hi-tech”: navigatori per auto, localizzatori professionali, militari e amatoriali per finire con la “next generation” degli smartphone location-aware, che poi sarebbe quella degli iPhone, degli Android e compagnia. Tutto questo finirebbe inesorabilmente per degradare sino alla possibile inutilizzabilità, con una involuzione tecnologica generalizzata impossibile da accettare.

In realtà ci sono tutta una serie di misure che la Air Force e altri possono mettere in piedi per ridurre l’impatto di tale involuzione, anche se allo stato attuale gli eventi sono ancora in divenire e non tutto è ancora perduto.

Una delle principali conseguenze delle estreme difficoltà che il sistema GPS dovrà affrontare nel futuro imminente è poi la possibilità, per i concorrenti o presunti tali, di accelerare il processo di sviluppo e deployment di network alternativi come il solito Galileo di produzione europea o anche le reti di Russia, Cina e India.

Fonte: punto-informatico

Come ti frego l’App Store

maggio 20, 2009 1 commento

Che sia necessario un repentino cambio di rotta sulle policy adottate da Apple in materia di approvazione è una sensazione condivisa tanto dagli utenti quanto dagli sviluppatori, che accusano Apple di non vagliare accuratamente le applicazioni prima di decidere cosa inserire e cosa no. Comunque, sembra essere destinata a generare ulteriori polemiche la notizia diffusa da alcuni sviluppatori, secondo i quali sarebbe possibile aggirare le aleatorie maglie della rete di tester sottomettendo applicazioni-matrioska, che contengono al loro interno gli eventuali contenuti non graditi all’azienda, attivabili in seguito.

In molti casi l’azienda di Cupertino ha rispedito al mittente le applicazioni immesse nello store poiché contenenti elementi offensivi, volgari o inappropriati: in ogni caso, la risposta della Mela è stata generalmente quella di chiedere agli sviluppatori di alleggerire l’applicazione dai contenuti non ammessi e bussare nuovamente alle porte dell’App Store. Il responsabile dell’applicazione si trova quindi davanti ad un bivio: strillare e fare la voce grossa come ha fatto Trent Reznor, o farla sotto il naso all’azienda californiana?

Jelle Prins, ideatore di Lyrics sembra aver scelto la seconda opzione: quando la sua applicazione è stata rigettata poiché accusata di ricondurre a materiale linguistico esplicito, ovvero quello contenuto in alcuni testi, il developer ha pensato bene di inserire un filtro anti-parolacce che gli è valso l’approvazione sull’App Store. Come prevedibile, il revisore che ha approvato la redenta applicazione non si è accorto dell’easter egg che permette all’utente di disabilitare il blocco e godersi il turpiloquio senza alcuna forma di censura. Secondo Prins la cosa non deve affatto sorprendere: “È quasi impossibile per Apple scoprire una funzione nascosta nell’applicazione dal momento che non gli è concesso di indagare a fondo sul codice sorgente della stessa” dichiara. “In questo modo – continua – è possibile nascondere dentro le proprie applicazioni qualsiasi contenuto desiderato”.Inoltre, secondo Prins, buona parte del sistema di revisione si affiderebbe all’impiego di personale non altamente competente e ligio al proprio lavoro: a suo dire, la sua applicazione sarebbe stata testata da una singola persona durante i giorni precedenti all’approvazione. Secondo lo sviluppatore, Apple si sarebbe limitata a controllare l’effettiva assenza di parole volgari all’interno di Lyrics e di testare il comportamento dell’applicazione in relazione al server su cui opera. Questo espediente lascia in sospeso alcune questioni: se è vero che, come nel caso di Lyrics, può aiutare a lasciare all’utente finale la libertà dell’utilizzo del software, è anche vero che queste applicazioni con sorpresa nascosta possono portare al loro interno codice malevolo.

Quello delle feature nascoste potrebbe essere un vero e proprio problema per le piattaforme Apple, soprattutto in alcuni ambiti ritenuti maggiormente vulnerabili. Così come fa notare Jonathan Zdziarski, esperto di sicurezza che ha studiato a lungo il device di Apple, nonostante le API fornite siano generalmente sicure, il comparto audio, quello relativo alla cam e alla rubrica possono essere considerati punti deboli del sistema. Se attaccati, spiega, potrebbero rivelare informazioni riservate sui contatti presenti all’interno del dispositivo o, magari, registrare intere conversazioni.

Comunque, prima di generare insensati allarmismi, va comunque detto che passare una volta i controlli imposti da Apple non vuol dire garantirsi un posto fisso nell’olimpo delle applicazioni per iPhone e iPod Touch: Apple effettua regolarmente revisioni al suo stock di applicazioni e, quindi, Lyrics e soci potrebbero presto scomparire nuovamente. Alla fine dei conti quella dell’easter egg non sembrerebbe essere una scelta in grado di ripagare lo sviluppatore che l’ha adottata, dal momento che è sempre Apple a decidere sulle sorti del software presente sullo Store. Nonostante ciò, va detto che la possibilità di codice malevolo in viaggio verso i dispositivi dell’azienda di Cupertino non va affatto sottovalutata.

Per questo motivo, due colossi del settore antivirus starebbero esplicitamente pensando all’iPhone come piattaforma sulla quale estendere i propri servizi. In particolare, si tratta di McAfee e Symantec: la prima, pur non sbottonandosi troppo nei dettagli, starebbe pensando ad una vera e propria suite di programmi di sicurezza per iPhone, mentre Symantec piuttosto che darsi subito alla realizzazione di un vero e proprio antivirus, aprirà le danze con un servizio di backup di file pensato per il melafonino.

In attesa di ulteriori informazioni in materia, appare ormai innegabile che iPhone abbia sdoganato presso il grande pubblico il touch screen. Dalla sua uscita sul mercato, nessuna azienda si è tirata indietro dall’esplorare questo nuovo settore di mercato, in grado di dare nuova linfa all’intero settore della telefonia mobile: questo è quanto emerge da alcune stime rese pubbliche recentemente da due colossi della telefonia come LG e Samsung, che hanno dichiarato di aver venduto qualcosa come 20 milioni di esemplari a testa in soli due anni. Un numero importante, destinato a crescere ulteriormente dal momento che entrambe le aziende stanno ulteriormente rinforzando il loro parco prodotti dotati di tecnologia touch.

Fonte: punto-informatico

Facebook implementa OpenID

maggio 20, 2009 1 commento

Facebook implementa OpenIDFacebook ha implementato il supporto a OpenID. La notizia è arrivata oggi, dopo la decisione del popolare social network di aderire al consorzio che annovera giganti dell’informatica come MySpace, WordPress, Blogger ecc… notizia che avevamo anticipato qualche tempo fa.

OpenID, con questo annuncio, allarga il suo già ampio bacino di utenza, diventando uno standard di fatto nel settore. Ricordiamo che OpenID è un sistema di identificazione che permette di utilizzare un unico login per più servizi Web, basandosi su una identità online. Inizialmente sviluppato per LiveJournal, il sistema è stato adottato da diversi servizi Internet.

La scelta di Facebook, però, appare oggi un po’ in contraddizione: Facebook ha già un suo servizio di identificazione, chiamato Facebook Connect, nato inizialmente proprio per contrastare OpenID.

Eppure negli ultimi mesi Facebook ha compiuto enormi passi in avanti verso gli standard aperti, e recentemente ha anche rilasciato le Stream API del suo sito.

In pratica, Facebook sta subendo un lento cambiamento e, da piattaforma chiusa, sta incominciando ad apprezzare il valore della condivisione. E chissà che questo non lo aiuti ad aumentare la sua popolarità, ora che il sito ha raggiunto e superato i 200.000 di utenti iscritti.

Infatti oltre ad estendere le possibilità di interoperabilità, l’uso di OpenID snellisce il processo di registrazione e di login, abbassando le barriere di ingresso per nuovi utenti.

Fonte: downloadblog

BEdita: un framework per creare applicazioni Web che sembra un CMS

maggio 19, 2009 1 commento

BEdita è un framework per creare applicazioni Web pensato per il Web2.0, che ambisce a diventare uno strumento di riferimento utile per il prossimo Web 3.0 e per il futuro Web Semantico.

Il software è stato sviluppato da due aziende italiane ChannelWeb S.r.l. e Chialab S.r.l., entrambe di Bologna, utilizzando uno stack di componenti basate unicamente su software libero (PHP5, CakePHP, Smarty, MySQL5, jQuery ).

Framework o CMS?
BEdita presenta molte analogie con i cosiddetti CMS (Content Management Systems) e spesso è presentato così per semplicità, ne rispetta infatti (almeno in parte) la definizione: a tool that enables technical and non technical staff to create, edit, manage and finally publish a variety of content (such as text, graphics, video, documents etc). Con la differenza che lato publishing non fornisce volutamente una soluzione di default finita e univoca. Il sistema è più correttamente un framework perché:

  1. è incompleto – non è uno software che da solo risolve un problema/bisogno di un utente; piuttosto è un potente strumento per [web]designer/[web]developer che vogliono creare applicazioni frontend;
  2. è utile in tutte le situazioni in cui debba costruire un’applicazione (frontend) dove è necessario gestire contenuti complessi e multimediali, e le loro relazioni semantiche; evita a un designer/developer di dover affrontare e risolvere tutte le tipiche problematiche correlate.

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A livello architetturale gli elementi fondamentali del semantic framework sono due:

  1. un’applicazione Web di backend per la redazione dei contenuti e delle loro proprietà e relazioni semantiche, con un’interfaccia utente innovativa per l’ergonomia tramite l’associazione cromatica fra tipologie di oggetti, l’uso estensivo del drag’n’drop e altre tecniche AJAX;
  2. un API di frontend, servizi e specifiche per creare applicazioni frontend; con interfaccia Web in prima battuta, ma anche desktop/mobili sfruttando, per esempio, l’interfaccia nativa REST/XML.

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L’applicazione backend è unica ed è la medesima per ogni installazione del sistema o istanza. Le applicazioni frontend sono costruite tramite una API ed ereditano dal core del sistema classi Model e business logic: possono essere poche linee di codice PHP o strutture più complesse. Questa separazione è una scelta fatta per ragioni di sicurezza, efficienza, scalabilità e per lasciare maggiore libertà possibile al lavoro del designer/developer.

Il fatto di avere un’unica applicazione di backend per molti frontend da la possibilità di realizzare più siti che condividano gli stessi oggetti con la conseguente trasversalità che questo comporta (la modifica di un contenuto che sta in frontend diversi impatta automaticamente su tutti questi). BEdita è stato progettato come un sistema ad oggetti: ogni tipo di contenuto dentro BEdita è un oggetto, che può essere taggato, categorizzato, tradotto, geolocalizzato; quindi non solo documenti, ma anche immagini, video, eventi, schede anagrafiche, gallerie multimediali, etc.

Inoltre tutti gli oggetti possono essere legati tra di loro tramite relazioni semantiche libere. Per ogni tipologia di oggetto è poi possibile definire proprietà custom per specificarne nuovi attributi permettendo personalizzazioni per le più svariate esigenze. Un sistema modulare con moduli per compiti specifici e per tipi di oggetto del sistema, una completa internazionalizzazione di interfaccia grafica e contenuti (tramite un apposito modulo di traduzione) unita alla possibilità di creare utenti e gruppi con permessi in lettura/scrittura ai singoli moduli, fa si che BEdita si adatti perfettamente a situazioni redazionali complesse in cui, per esempio, redattore e traduttore sono figure distinte con compiti diversi.

Maggiori informazioni sul sito web ufficiale del progetto.

Fonte: tuxjournal

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