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Archivio per maggio 19, 2009

BEdita: un framework per creare applicazioni Web che sembra un CMS

maggio 19, 2009 1 commento

BEdita è un framework per creare applicazioni Web pensato per il Web2.0, che ambisce a diventare uno strumento di riferimento utile per il prossimo Web 3.0 e per il futuro Web Semantico.

Il software è stato sviluppato da due aziende italiane ChannelWeb S.r.l. e Chialab S.r.l., entrambe di Bologna, utilizzando uno stack di componenti basate unicamente su software libero (PHP5, CakePHP, Smarty, MySQL5, jQuery ).

Framework o CMS?
BEdita presenta molte analogie con i cosiddetti CMS (Content Management Systems) e spesso è presentato così per semplicità, ne rispetta infatti (almeno in parte) la definizione: a tool that enables technical and non technical staff to create, edit, manage and finally publish a variety of content (such as text, graphics, video, documents etc). Con la differenza che lato publishing non fornisce volutamente una soluzione di default finita e univoca. Il sistema è più correttamente un framework perché:

  1. è incompleto – non è uno software che da solo risolve un problema/bisogno di un utente; piuttosto è un potente strumento per [web]designer/[web]developer che vogliono creare applicazioni frontend;
  2. è utile in tutte le situazioni in cui debba costruire un’applicazione (frontend) dove è necessario gestire contenuti complessi e multimediali, e le loro relazioni semantiche; evita a un designer/developer di dover affrontare e risolvere tutte le tipiche problematiche correlate.

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A livello architetturale gli elementi fondamentali del semantic framework sono due:

  1. un’applicazione Web di backend per la redazione dei contenuti e delle loro proprietà e relazioni semantiche, con un’interfaccia utente innovativa per l’ergonomia tramite l’associazione cromatica fra tipologie di oggetti, l’uso estensivo del drag’n’drop e altre tecniche AJAX;
  2. un API di frontend, servizi e specifiche per creare applicazioni frontend; con interfaccia Web in prima battuta, ma anche desktop/mobili sfruttando, per esempio, l’interfaccia nativa REST/XML.

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L’applicazione backend è unica ed è la medesima per ogni installazione del sistema o istanza. Le applicazioni frontend sono costruite tramite una API ed ereditano dal core del sistema classi Model e business logic: possono essere poche linee di codice PHP o strutture più complesse. Questa separazione è una scelta fatta per ragioni di sicurezza, efficienza, scalabilità e per lasciare maggiore libertà possibile al lavoro del designer/developer.

Il fatto di avere un’unica applicazione di backend per molti frontend da la possibilità di realizzare più siti che condividano gli stessi oggetti con la conseguente trasversalità che questo comporta (la modifica di un contenuto che sta in frontend diversi impatta automaticamente su tutti questi). BEdita è stato progettato come un sistema ad oggetti: ogni tipo di contenuto dentro BEdita è un oggetto, che può essere taggato, categorizzato, tradotto, geolocalizzato; quindi non solo documenti, ma anche immagini, video, eventi, schede anagrafiche, gallerie multimediali, etc.

Inoltre tutti gli oggetti possono essere legati tra di loro tramite relazioni semantiche libere. Per ogni tipologia di oggetto è poi possibile definire proprietà custom per specificarne nuovi attributi permettendo personalizzazioni per le più svariate esigenze. Un sistema modulare con moduli per compiti specifici e per tipi di oggetto del sistema, una completa internazionalizzazione di interfaccia grafica e contenuti (tramite un apposito modulo di traduzione) unita alla possibilità di creare utenti e gruppi con permessi in lettura/scrittura ai singoli moduli, fa si che BEdita si adatti perfettamente a situazioni redazionali complesse in cui, per esempio, redattore e traduttore sono figure distinte con compiti diversi.

Maggiori informazioni sul sito web ufficiale del progetto.

Fonte: tuxjournal

Linux e Microsoft, nemici-amici

maggio 19, 2009 1 commento

Chi l’avrebbe mai detto, Microsoft e Linux Foundation che firmano la stessa lettera aperta relativa alle licenze software. Non è fantascienza, è piuttosto una situazione creata da una legge che riecheggia un orientamento europeo che parrebbe non convincere nessuno: quella proposta dall’American Law Institute a proposito delle licenze software, e che imporrebbe alla software house di “garantire” che i propri prodotti siano privi di difetti al momento del rilascio. Una eventualità se non impossibile, quantomeno remota.

“I principi ALI sono pensati per guidare i giudici e altri soggetti nell’interpretazione degli accordi di licenza – spiega il responsabile degli affari legali di Microsoft, Horacio Gutierrez, in un post sul blog aziendale – Ma mentre questi principi riflettono molto duro lavoro e il pensiero di ALI, Microsoft e Linux Foundation ritengono che certe indicazioni non rispecchino l’attuale legislazione e potenzialmente sarebbero in grado di distruggere il mercato del software perfettamente funzionante per l’industria e i consumatori, creando al contempo incertezza tra gli sviluppatori”.

Concorda Jim Zemlin, direttore esecutivo della Foundation: “I principi delineati da ALI interferiscono con la normale validità delle licenze open source e commerciali, creando inoltre delle garanzie implicite che darebbero luogo ad un incredibile ammontare di dispute legali che minerebbero la condivisione della tecnologia”. Zemlin si spinge anche oltre, sfruttando l’occasione per tendere un ramoscello d’ulivo alla più grande azienda di software sul mercato per tentare di mettere in piedi un rapporto futuro più fruttuoso, senza dimenticare che al momento la priorità è la discussione sulla proposta di legge.Buoni propositi che sembrano attecchire a Redmond: “La nostra industria è varia e a volte litigiosa, ma niente ci unisce più del nostro comune credo nelle possibilità del software. Mi auguro – aggiunge Gutierrez – che questa rappresenti solo una delle molte opportunità che avremo di collaborare con Linux Foundation e altri d’ora in avanti: ci sono molte cose che possiamo fare assieme”.

“Lo stesso fatto che Linux Foundation e Microsoft uniscano le forze – rincara quindi la dose lo stesso Gutierrez – dovrebbe essere visto come un fatto importante, visto pure che le nostre divergenze sono molto più note dei nostri interessi comuni”: insomma, tutti concordano sul fatto che in questo caso sia opportuno mettere da parte dissapori e scaramucce, visto che “c’è una gran quantità di problematiche che affligge allo stesso modo tutti gli sviluppatori software”.

“Come fare a capire se una proposta inerente i contratti software è davvero bacata? – si chiedono infine gli osservatori – Quando i dipartimenti legali di Microsoft e Linux Foundation si siedono assieme e scrivono una lettera assieme per chiedere che venga riesaminata”. D’altronde, non sono soltanto gli operatori del settore a lamentarsi della proposta ALI: anche dal mondo accademico si levano voci di dissenso, segno che effettivamente la materia necessita di qualche consultazione allargata per trovare un giusto equilibrio che accontenti tutti. Produttori, legislatori e consumatori.

Fonte: punto-informatico

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