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Archivio per aprile 2009

HadToSay: scrivete (anonimamente) quello che non riuscite a dire!

HadToSay: sfogati anonimamenteHadToSay fornisce la possibilità di far leggere a qualcuno ciò che non si ha il coraggio di dire (per gentilezza o educazione), o di fargli conoscere il nostro pensiero riguardo un argomento magari scottante, il tutto in maniera completamente anonima.

Il servizio si rivolge specialmente a contatti del mondo reale (altrimenti basterebbe una email da una casella inusuale); una volta registrati ed inserito il proprio messaggio, si ottiene un biglietto da stampare e lasciare (o recapitare, certo non di persona!) al destinatario della comunicazione: sul foglio saranno scritto un codice ed un pin che permetteranno di leggere il messaggio.

Sul sito è presente anche un simpatico video che illustra qualche possibile modo di far avere il biglietto al destinatario.

Fonte: downloadblog

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Ubuntu, è nata Jaunty Jackalope

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Ubuntu, è nata Jaunty Jackalope

In queste ore la comunità di sviluppo di Ubuntu metterà a disposizione del pubblico la versione finale di Ubuntu 9.04, anche nota in codice come Jaunty Jackalope (nome di un animale mitologico statunitense). Come tradizione, il sistema operativo Linux-based sponsorizzato da Canonical arriva in una edizione desktop e in una server, e a queste due si è recentemente affiancata la Remix, espressamente pensata per MID e netbook.

Gli sforzi del team di sviluppo si sono focalizzati nel rendere Ubuntu più amica dei laptop e degli utenti in mobilità. In questo campo la nuova versione 9.04 promette di ridurre sensibilmente i tempi di avvio, portandoli – in condizioni ideali – al di sotto dei 25 secondi (c’è chi ha registrato 17,5 secondi); di migliorare il supporto alla sospensione, minimizzando i tempi di riattivazione del sistema dopo un’ibernazione; e migliorare il roaming tra reti WLAN e reti mobili 3G, questo anche grazie al supporto di un più ampio numero di schede wireless e di modem 3G.

Jane Silber, COO di Canonical, ha poi affermato che Ubuntu Desktop Edition “compie un significativo passo avanti nell’attrarre gli utenti di computer mainstream”, questo anche grazie al supporto di software come Skype e Adobe Flash e all’inclusione dell’ultima release, la 3.0, di OpenOffice.

Tra le novità di rilievo di Jaunty Jackalope c’è poi il nuovo sistema per le notifiche, pensato per comunicare all’utente informazioni e aggiornamenti (nuove email, stato della connessione WiFi, livello del volume audio ecc.) nella maniera meno intrusiva possibile: questo viene fatto attraverso una piccola finestra pop-up che appare nell’angolo superiore destro del sistema, e che scompare automaticamente dopo qualche secondo. Se si passa il cursore del mouse sopra tale finestra, questa diventa semitrasparente, consentendo altresì di cliccarvi attraverso (ad esempio, per chiudere una finestra sottostante). Tutti i messaggi non più visibili possono essere richiamati cliccando sul simbolo della busta da lettere nella taskbar di sistema.

L’introduzione di questo nuovo sistema per le notifiche, che va a sostituirsi a quello standard di GNOME, ha sollevato pareri discordanti tra gli utenti, ed è forse la novità più controversa di Ubuntu 9.04. Lo stesso Mark Shuttleworth, in questo post, ha riconosciuto che il nuovo sistema potrebbe non piacere a tutti, e ha dunque invitato la comunità di utenti a fornire quanti più feedback possibile per migliorare tale funzione e renderla eventualmente “universale”, ossia capace di adattarsi anche ad altri desktop environment (primo fra tutti KDE).
E a proposito di desktop environment, quello integrato nella nuova Ubuntu è GNOME 2.26 con “motore” X.Org 1.6: delle novità del primo, quali l’inclusione del nuovo software di masterizzazione Brasero, ci siamo già occupati qui; il secondo estende invece il supporto alle più recenti GPU, migliorando le perfomance grafiche. AMD ha introdotto un primo supporto a Ubuntu 9.04 con il rilascio, la scorsa settimana, dei nuovi drive grafici ATI Catalyst 9.4 (qui le note di rilascio).
In alternativa a GNOME, Ubuntu fornisce anche KDE 4.2.2.
Sebbene il nuovo tema predefinito di Ubuntu, New Wave, non abbandoni la classica tinta marrone, i designer di canonical hanno apportato al look della distribuzione un significativo numero di modifiche, affinando dialog box, splash screen e finestra di login.

Sotto al cofano di Ubuntu 9.04 c’è il kernel 2.6.28-11.37 (basato sul 2.6.28.8), la cui novità più degna di nota è il supporto ufficiale al file system Ext4. Nonostante questo, gli sviluppatori di Canonical hanno preferito lasciare come file system predefinito l’ormai collaudatissimo Ext3, ciò soprattutto dopo che alcuni utenti hanno segnalato, con Ext4, sporadiche corruzioni dei dati. Chi desidera provare il nuovo file system può tuttavia farlo in modo più semplice che in passato, scegliendolo in fase di installazione (scelta che però impone la formattazione manuale delle partizioni). In base al feedback degli utenti, Canonical sta valutando se rendere Ext4 il file system predefinito della prossima release di Ubuntu (Karmic Koala).
Il nuovo kernel introduce poi il supporto a un maggior numero di schede e chipset wireless, inclusi quelli impiegati nei netbook.
La novità senza dubbio più importante della versione server di Jaunty Jackalope è invece rappresentata dall’inclusione di Eucalyptus, un progetto open source sviluppato dall’università californiana di Santa Barbara (UCSB) che permette alle aziende di creare cloud all’interno dei propri datacenter. Tali cloud possono interfacciarsi al servizio commerciale EC2 (Elastic Compute Cloud) di Amazon grazie alle API rilasciate da quest’ultima.

Mentre le cloud create con EC2 girano sui server di Amazon, e sono dunque accessibili esclusivamente via Internet, quelle create con Eucalyptus possono essere fatte girare dalle aziende all’interno delle propria intranet, e dunque sulle proprie macchine. Eucalyptus è per altro compatibile con l’interfaccia di EC2 e con quella di altri servizi commerciali di cloud computing.
“Grazie a Eucalyptus potete creare in modo dinamico macchine virtuali, configurare cluster in una singola cloud e persino fornire un equivalente di EBS (elastic block storage) ed uno storage manager compatibile con S3″, ha spiegato Canonical.
Va sottolineato che la piattaforma di cloud computing integrata in Ubuntu 9.04 è ancora considerata da Canonical una versione d’anteprima: il software alla sua base dovrebbe raggiungere la piena maturità con Ubuntu 9.10, una release che porterà con sé anche un migliore sistema di risparmio energetico.
Mark Shuttleworth, CEO di Canonical, ha spiegato che Ubuntu Server Edition 9.04 è stata testata su 45 differenti configurazioni hardware messe a disposizione da produttori come IBM, Sun, HP, Dell, Lenovo ed altri ancora: si tratta, secondo il boss di Ubuntu, della più ampia serie di test mai effettuata con questa distribuzione. Shuttleworth ha anche ventilato la possibilità che, in un prossimo futuro, HP pre-installi Ubuntu su alcuni modelli di server ProLiant.
Per quanto riguarda la “piccola” Ubuntu Remix, questa distribuzione accoglie tutte le più recenti novità sviluppate in seno all’iniziativa Moblin, che a fine gennaio ha rilasciato la seconda versione della propria piattaforma mobile open source. Questo sistema operativo si potrà in futuro avvantaggiare del neonato supporto di Ubuntu alle architetture ARM, che la renderà una candidata ideale per salire a bordo della futura generazione di netbook con CPU ARM. Maggiori informazioni sulla versione ARM di Ubuntu sono fornite in questo articolo di DesktopLinux.com.
Canonical afferma di aver testato Remix sui principali modelli di netbook in commercio, inclusi Asus EeePC, Acer Aspire One e Dell Mini.
Di seguito i link alle home page delle principali edizioni e versioni di Ubuntu da dove sarà possibile scaricare, non appena disponibile, l’ultima release del sistema operativo.

Il sito ufficiale italiano di Ubuntu è qui.

Fonte: punto-informatico

Guida: come conoscere la versione del Bootloader sul proprio iPhone

aprile 23, 2009 1 commento

In questi giorni vi abbiamo parlato di vari metodi per effettuare il downgrade della Baseband 3.30.03, utile per sbloccare la parte telefonica degli iPhone 3G stranieri. Purtroppo tali guide funzionano solo su iPhone con Bootloader 5.08 e non sul 5.09. Con questa guida vediamo come conoscere la versione del Bootloader.

img_000124-1-copia

Ecco come fare:

  • Scaricate e decomprimete questo file
  • Tramite SSH copiate i file BBUpdaterExtreme, ICE2_02.28.00.eep e ICE2_02.28.00.fls nella cartella var/root/
  • Lanciate MobileTerminal (disponibile su Cydia) e digitate questi comandi (dando invio ad ognuno di essi):login
    root
    alpine
    chmod 755 BBUpdaterExtreme
    launchctl
    unload /System/Library/LaunchDaemons/com.apple.CommCenter.plist
    ./BBUpdaterExtreme queryversion
  • Ora dovete semplicemente leggere la stringa che compare dopo aver dato l’ultimo invio per conoscere la versione del vostro Bootloader.

Fonte: iphoneitalia

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knowem

cerca username su 120 siti web 2.0KnowEm è una applicazione web che mostra la disponibilità di un dato username sui più popolari siti “social” figli del web 2.0 (ma non solo).

La web-app controlla 120 siti (il doppio dell’omologo UsernameCheck), tra cui ovviamente i giganti Facebook, MySpace, Twitter, oltre a Last.FM, NetLog, YouTube, Digg, Delicious ma anche eBay e WordPress, solitamente non inclusi in questi elenchi.

Per efefttuare il controllo della disponibilità del nick basta puntare il browser su Knowem.com, digitare il nome nel campo di ricerca e cliccare su “check username”: in pochi secondi accanto ad ogni sito (rappresentato con il logo) comparirà la risposta. E’ disponibile anche un servizio a pagamento per registrare lo stesso username su tutti i siti.

Fonte: downloadblog

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Oracle compra SUN, affare fatto

Stavolta non ci saranno ripensamenti, almeno si spera: Oracle compra Sun Microsystem, l’affare è già andato in porto e ci sono i comunicati stampa a testimoniarlo. Restano da sbrigare poche formalità, come l’approvazione dell’assemblea degli azionisti e le solite verifiche burocratiche dei controllori statali: ma questa volta non sembrano esserci all’orizzonte spettri antitrust, il portafogli tecnologico delle due aziende si sposa a meraviglia e tutti sembrerebbero molto contenti dell’affare.

Con 7,4 miliardi di dollari, 5 miliardi e mezzo di euro all’incirca, Larry Ellison si è portato a casa Solaris, il principale rivale del suo database Oracle 11g (quel MySQL che era costato 1 miliardo di dollari appena qualche mese fa), e ovviamente Java. Proprio su Java e su Solaris il comunicato stampa ufficiale pone fortemente l’accento: il primo è il linguaggio su cui sono state costruite moltissime se non tutte le applicazioni middleware di Oracle, il segmento più florido e in crescita dell’azienda. Solaris, poi, storicamente è una piattaforma amica per il database di Redwood City, base californiana delle operazioni di Oracle.

Quello che lascia più di tutto perplessi è invece il destino di MySQL: sebbene sia, come detto, un concorrente diretto dei prodotti Oracle, oggi è un valido antagonista del più blasonato database proposto da Ellison nonché il cuore di molte applicazioni e servizi disponibili in Rete. Le prime dichiarazioni a caldo di Oracle sembrerebbero confermare l’intenzione di portare avanti anche l’offerta di MySQL, ma è indubbio che tutti i pacchetti open source (OpenSolaris e OpenOffice) fin qui sviluppati dai tecnici SUN potrebbero vedere un drastico ridimensionamento di risorse: Oracle ha già chiarito che intende rivitalizzare i conti esangui fin qui presentati dall’azienda acquisita.

Per le stesse ragioni per cui OpenOffice e OpenSolaris potrebbero andare incontro ad una battuta d’arresto, Java è invece probabilmente destinato ad un rilancio: è assolutamente strategico per Oracle aver impedito che un componente tanto essenziale del suo business sia finito in mani altrui (Java di proprietà IBM sarebbe potuto essere un’autentica catastrofe), ma a questo punto seppure il linguaggio resterà aperto ci sarà spazio per uno scontro molto forte tra le istanze portate avanti da Oracle stessa seguendo le sue aspettative e i suoi bisogni, e quelle portate avanti da Big Blue.

Proprio IBM, che aveva abdicato all’acquisto di SUN meno di un mese fa, è quella che ha più da temere da questa acquisizione: come ribadito dallo stesso Ellison durante la conferenza stampa, ora Oracle è in grado di tenere testa a chiunque sia sul piano hardware che software. Con SUN arrivano tutti i brevetti, le tecnologie e l’esperienza necessaria a lanciarsi a testa bassa nel mercato del cloud computing, senza dimenticare la possibilità di replicare un’offerta fin qui unica di IBM che propone l’integrazione massiccia di tutto il pacchetto, dall’applicativo al server che lo fa girare.

Quanto a Dell e HP, gli altri marchi che senz’altro vedranno cambiare qualcosa nelle rispettive relazioni con Oracle, i cambiamenti almeno nel breve termine dovrebbero essere marginali: improbabile che Ellison decida di buttare alle ortiche anni di ottimizzazioni del suo software per le piattaforme dei due marchi, che da qualche tempo sono divenuti estremamente importanti per garantire il posizionamento di Oracle Database e di tutto il resto dell’offerta Oracle sul mercato. Quanto a Cisco e Microsoft, gli altri nomi che stanno nel mazzo del cloud e dell’enterprise, la presenza di due pezzi grossi come IBM e SUN+Oracle probabilmente ne limiteranno da subito le aspirazioni.

Nota per aver avviato alcuni anni addietro una massiccia campagna di acquisizioni, oltre 40, Oracle gode anche di una certa fama per la capacità di “ottimizzare” i suoi acquisti: le ristrutturazioni drastiche degli assetti hanno consentito di mantenere sempre i costi sotto controllo e massimizzare gli introiti, tanto da far dichiarare già una previsione di 15 centesimi ad azione e 1,5 miliardi di guadagno già nel primo anno seguente l’acquisto di SUN. A subire probabilmente le conseguenze di questa girandola saranno i dipendenti: Oracle da sola ne conta oltre 80mila, SUN circa 33mila. Una parte delle operazioni probabilmente risulterà ridondante e, nonostante un giro d’affari che si allargherà, qualche testa dovrà essere tagliata.

Per stabilire quale sarà comunque l’effettiva portata di questo accordo occorrerà qualche tempo: sia per valutare il comportamento di Oracle, e di conseguenza quali delle attività di SUN saranno rilanciate e quali subiranno un ridimensionamento, sia per attendere le reazioni della concorrenza. In ogni caso, come detto da Ellison e ribadito da McNealy, quello di oggi è senz’altro un evento destinato a “ridefinire” il futuro dell’intera industria ICT.

Fonte: punto-informatico

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