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Archive for Luglio 21, 2008

Tutti (o quasi) i peccati dell’iPhone 3G

Il significato di questo articolo è motivato principalmente dalle molteplici richieste pervenute al sottoscritto riguardo il mio punto di vista sui presunti o reali difetti del nuovo cellulare UMTSW di Apple. Una premessa è d’obbligo, non avendo avuto ancora modo di provare personalmente il dispositivo in questione (al contrario del modello 2G), tutto quanto descritto di seguito è frutto di informazioni fornite da amici e colleghi, anche molto esperti, che hanno acquistato e testato il prodotto, o di quanto reperito in rete sui siti specializzati.

Nel titolo dell’articolo è stata volutamente utilizzata la parola “peccati” al posto di “difetti”: infatti per il popolo degli insoddisfatti (o delusi) dal nuovo gadget della mela sembra che tali siano le sue principali mancanze. A a mio avviso però, queste sono più volute da una attenta campagna di marketing, che da dimenticanze progettuali.

Ma andiamo ad elencare con ordine:

  • Non e’ possibile creare, inviare e ricevere MMSW.
    Qualcuno mi ha fatto notare che nei paesi civilizzati sarebbe auspicabile utilizzare l’invio di email (con allegati) al posto dei messaggi multimediali. Sono parzialmente d’accordo: il fatto è che l’invio di email con allegati anche non troppo pesanti, parte dal presupposto che si possa usufruire di una flat per la connessione dati dal costo conveniente (ipotesi attualmente utopica perlomeno in Italia). E’ anche vero, però, che gli MMS fanno parte del supporto ad uno standard riconosciuto; non supportarli significherebbe negare, anche se solo in parte l’aderenza a quello standard. Apple è famosa per non aderire a questi ultimi ma, in questo caso è in buona compagnia; infatti anche l’i-modeW ad esempio, non supporta gli MMS. Ma questa è un’altra storia.
  • Un solo allegato per messaggio di posta elettronica.
    E’ incredibile, ma è così. Mi auguro in un rapido aggiornamento del firmware che risolva questa assurdità.
  • Non è possibile inoltrare gli SMSW.
    Non è una funzione vitale, ma ormai è di serie anche sugli apparati da poche decine di euro. La mancanza è inspiegabile.
  • Non sono supportati i messaggi multipli (ovvero con più di 160 caratteri).
    Gli stessi dispositivi economici già citati sono in grado di supportare l’assemblaggio automatico dei cosiddetti long message, o messaggi concatenati (ovvero un unico lungo messaggio di testo composto da fino a 4 SMS da 160 caratteri ciascuno).
  • Non e’ possibile creare filmati.
    Non mi sembra un difetto essenziale. Certo che se si vende il prodotto come un centro di connettività multimediale, allora l’assenza ha tutto un altro valore.
  • Non e’ possibile usare il telefono per connessione dati.
    Questo è già un pochino più grave: se si vuole utilizzare l’iPhone come modem UMTS si dovrà rinunciare.
  • La connettività BluetoothW e’ utilizzabile solo per il profilo cuffia auricolare.
    E’ una pratica diffusa su molti apparati, soprattutto su quelli brandizzati dagli operatori. In questo modo si spinge l’utente a scaricare contenuti aggiuntivi tipo suonerie, immagini, wallpaper e quant’altro, utilizzando i servizi on line offerti dall’operatore stesso (naturalmente a pagamento). Non mi meraviglia affatto la scelta (anzi mi sarei stupito del contrario)

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    Copyright UNIX, ora SCO deve pagare

    Due milioni e mezzo di dollari. È questa la cifra che, su disposizione del giudice distrettuale Dale A Kimball, SCO Group dovrà risarcire a Novell per aver indebitamente trattenuto i guadagni raccolti attraverso la concessione in licenza di UNIX System V (SVRX), un sistema operativo di cui lo scorso anno il tribunale aveva riconosciuto la proprietà del copyright a Novell.

    “Per aver infranto il rapporto fiduciario con Novell, ed aver gestito soldi non suoi, SCO è ora costretta a pagare. Tutto ciò è ironico se si pensa che la causa è iniziata con SCO che accusava Novell di slander of title (falsa dichiarazione di proprietà), e chiedeva milioni di dollari di risarcimento danni”, si legge in questo post del blog paralegale Groklaw, che pubblica anche il testo integrale della sentenza (in PDF).

    Come si ricorderà, Novell sostiene che il contratto stipulato con SCO nel 1995, chiamato Asset Purchase Agreement (APA), fornisce a quest’ultima solo pochi diritti, tra cui quello di trattenere per sé il 5% degli introiti derivanti alle vendite delle licenze Unix. Incassando il 100% di questi introiti, Novell afferma che la propria avversaria non solo ha violato l’APA, ma ha utilizzato denaro non suo per finanziare quella campagna legale contro Linux che negli scorsi anni l’ha portata a denunciare diverse società, tra cui IBM, Red Hat e la stessa Novell.

    Una guerra legale che non ha mai preso la piega sperata da SCO, portando quest’ultima sull’orlo del fallimento. La batosta più grande, per la società guidata da Darl McBride, è arrivata nell’agosto del 2007, quando il tribunale ha sentenziato che Novell è la sola società a detenere le proprietà intellettuali di UNIX SVRX: quelle stesse proprietà che in passato hanno permesso a SCO di vendere le licenze di UNIX ad aziende come Sun e Microsoft. Con questa sentenza, il giudice Kimball ha di fatto minato alla base l’intero castello accusatorio di SCO.

    Va però detto che il giudice non ha accolto per intero i reclami di Novell: quest’ultima pretendeva che SCO le risarcisse quasi 20 milioni di dollari, ossia il denaro (più gli interessi nel frattempo maturati) che SCO – anche attraverso il suo braccio legale SCOsource – ha ricavato dalla vendita di tutte le licenze di UNIX. Kimball sostiene però che l’unico contratto di licenza che SCO ha stipulato in violazione degli accordi con Novell è quello relativo a Sun: tutti gli altri, compreso quello con Microsoft, sarebbero legittimi.

    SCO dovrà ora pagare a Novell 2,547 milioni di dollari più spiccioli, ma potrebbe ancora decidere di ricorrere in appello: perché ciò avvenga occorre però l’assenso del tribunale, e viste le precarie condizioni economiche in cui si trova SCO, quest’ultimo potrebbe negarle il ricorso per proteggere gli interessi di creditori come Novell.

    Fonte: punto informatico

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    Rilasciato PwnageTool 2.0.1

    I ragazzi del Dev-Team continuano a stupirci rilasciando un aggiornamento che risolve i problemi riscontrati da tanti utenti. Infatti sono bastate poche ore per apportare i primi miglioramenti a diversi bug presenti.

    Ed ecco i cambiamenti apportati:
    Adesso il programma cerca in automatico i file bl39 e bl46 presenti sul computer.
    Se non è presente crea la cartella /Library/iTunes/Device Support in modo da aiutare le persone che riscontrano l‘errore 1600.
    Risolto il problema dell’icona che alcuni non visualizzavano all’avvio dell’iPhone.
    Inserito l’aggiornamento automatico all’ultima versione di PwnageTool. Quindi è consigliabile, a chi avesse installato la 2.0, di passare alla 2.0.1 in modo da non effettuare nuovamente la procedura di installazione per le future relase.

    Potete scaricare il file dalla repository di BigBoss oppure dal sito Hackint0sh.
    Fonte: Iphoneitalia