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Archive for Luglio 7, 2008

iPhone 3G: il Garante riceve un esposto del Movimento Difesa del Cittadino

Logo MDCMentre si attendono le tariffe di TIM sul sito istituzionale, parte un esposto all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni da parte del Movimento Difesa del Cittadino.

Dopo le segnalazioni degli utenti, infatti, l’associazione ha evidenziato il fatto che il telefono ha un prezzo molto alto se paragonato a quello applicato dagli altri operatori europei. Il MDC ha anche mandato una richiesta di delucidazioni a Tre Italia per sapere il motivo per cui non avesse presentato offerte per l’iPhone. L’operatore ha risposto che non era riuscita ad entrare nella rosa dei rivenditori, situazione risoltasi questa mattina.

Il garante dovrà verificare che non ci sia stato un accordo tra TIM e Vodafone nella vendita del dispositivo.

Fonte: melamorsicata

TJVideo: Acer Aspire One vs. MSI Wind

Mobile Computer ha appena pubblicato un’interessante comparativa video dei due concorrenti più agguerriti e gettonati dell’Asus Eee PC: Acer Aspire One e MSI Wind.

Qui le pagine di tuxjournal dedicate all’MSI Wind. Qui quelle all’Acer Aspire One.

Fonte: tuxjournal

Brutte notizie per lo sblocco del firmware 2.0

Luglio 7, 2008 gianmichele 2 commenti

Secondo quanto scritto da iRev, una delle persone più esperte in campo Hardware/Software in materia iPhone, il firmware 2.0 sarebbe davvero difficile, se non impossibile, da sbloccare.

sbloccare iphone

“L’iPhone 2.0 è quanto di più blindato si sia mai visto. Andiamo sul tecnico e vediamo di spiegare come e perchè siamo giunti a questa conclusione:

Il Chip ARM 1176JZF, che equipaggia l’iPhone anche nella versione 2G, ha al suo interno una funzionalità chiamata “TrustZone”, interamente basata sulle specifiche del Trusted Computing, o Palladium. Mentre nelle versioni precedenti questa funzionalità non era MAI stata implementata, a partire dal Firmware 2.0 Beta 7 ogni singola parte di software dell’iPhone si basa su queste specifiche.

Ora, come funziona il Trusted Computing e cosa comporta? Semplicissimo. Wikipedia ci viene in aiuto e spiega in modo esauriente:

“L’integrità del sistema viene protetta da manomissioni e falsificazioni grazie a una sofisticata tecnica crittografica che impedisce a emulatori software (ad esempio driver) di avviare una transazione sicura con un programma, un dispositivo hardware o un sistema remoto. Ciò sarà realizzabile mediante una coppia di chiavi RSA a 2048 bit che identifica univocamente ogni TPM. Tale coppia di chiavi, detta Endorsement Key (”Chiave di approvazione”), è diversa per ogni chip e viene generata al momento della produzione del chip. In alcuni casi, ma non sempre, è revocabile (e dunque modificabile) solo con una password fornita dal produttore. Il TPM è realizzato in modo che non esistano funzioni in grado di estrarre direttamente tale chiave, e lo stesso dispositivo hardware (secondo le specifiche) riconoscerà di essere stato manomesso. All’atto dell’instaurazione di una transazione sicura, i TPM coinvolti dovranno firmare un numero casuale per certificare la loro identità e la propria adesione alle specifiche TCG. Ciò potrà, ad esempio, impedire la falsificazione dell’IMEI di un cellulare rubato.

Le credenziali di Approvazione, Conformità e Piattaforma possono generare, su richiesta del proprietario, una Attestation Identity Key (AIK, “chiave di attestazione dell’identità”) univoca da sottoporre a una Autorità di Certificazione Questa funzionalità potrà estendersi fino alla creazione di una vera e propria infrastruttura a chiave pubblica (PKI) hardware e all’identificazione univoca di ogni dispositivo conforme alle specifiche TCG.”

Ora ci sono un paio di cosette da aggiungere: primo è che sull’iPhone l’unica Certification Authority accreditata è ovviamente Apple, per cui ogni applicazione dovrà essere firmata digitalmente da Apple (via AppStore) per poter essere scaricata, installata ed eseguita sull’iPhone stesso. Come avevo accennato poco prima, già dalla beta 7 avevo scoperto che TUTTE le parti del firmare dell’iPhone giravano in modalità “Trusted” (persino la calcolatrice e l’applicazione Meteo e Borsa), e che questo avrebbe ovviamente rappresentato un problema insormontabile.

Bene, ora andiamo alle cose concrete e al PERCHÈ le aspettative di tutti i possessori di iPhone 2G cracckati o di chi pensa di procurarsi iPhone 3G da crackare saranno disilluse:

Jailbreak: per poter effettuare il jailbreak, che consiste nel mettere la partizione di sistema dell’iPhone in modalità “RW” (Lettura e Scrittura) è necessario modificare/sostituire UN file (/etc/fstab). Non appena verrà modificato questo file l’iPhone smetterà di funzionare, in quanto il TPM per come è strutturato ha al suo interno una sorta di FAM (File Alteration Monitor) che controlla in tempo reale ogni file (si, anche i famosi plist che qualche cialtrone dice di modificare). Basta un BIT cambiato e TUTTO si ferma. TUTTO.

Attivazione:
l’attivazione “farlocca” di un iPhone consiste nella modifica di un file all’interno dell’iPhone. Idem come sopra.

SIM-Unlock: questa parte è controversa. In pratica sappiamo che la parte che blocca l’iPhone alle SIM di un solo carrier è nella BaseBand (la parte Modem/Audio/Bluetooth/WiFi), della quale conosciamo ogni singolo Bit. Questa parte ancora oggi nella Beta 8 non viene controllata, per cui è virtualmente possibile patchare la BB in modo che l’iPhone sia Sim Free, ovviamente escludendo la versione 3G, dato che ancora nessuno ha visto il nuovo bootloader e che, dai data sheet che siamo riusciti a recuperare ha una funzione di controllo del checksum per la quale se solo viene modificato un bit la Baseband non si avvia.

Ma vediamo gli scenari che ci si prospettano:

- iPhone 3G: analizzando la versione 7.7 beta di iTunes la nuova sequenza di attivazione avviene in due fasi. La prima fase viene effettuata in negozio tramite una versione “allargata” di iTunes 7.7 (o versione 8…) che è gia’ stata distribuita ai negozi, che in pratica consiste nello scambio di chiavi con Apple, e che serve a generare il certificato di Attivazione e che verrà poi utilizzato successivamente per identificare in modo UNIVOCO l’iPhone. Questa procedura viene supervisionata dal certificato del singolo iTunes, che appartiene al negoziante, per cui scordiamoci la “corruzione del commesso” o altro, visto che ne risponderebbe poi lui ad Apple, e questo dà comunque ad Apple la possibilità di REVOCARE le chiavi univoche dell’iPhone in qualsiasi momento e di rendere l’iPhone non funzionante. Ovviamente, dopo questo scambio di credenziali, una volta attivato l’iPhone, questo potrà essere riattivato millemila volte direttamente dall’Utente da casa con il proprio iTunes.

iPhone 2G cracckato e MAI attivato (il 99,99 degli iPhone in Italia): difficile che Apple inserisca del codice che controlli lo stato del bootloader, ad oggi non ce n`è traccia, per cui programmi come PWNAGE continuerebbero a funzionare, ma sostanzialmente se l’iPhone non è “legalmente attivato” non potrà MAI essere attivato, a meno di riuscire a decrittare la chiave PRIVATA di Apple – che non è presente da nessuna parte se non in Apple stessa. In soldoni, avremo tra le mani un iPhone che non andrà mai oltre la schermata di “emergency call”.

iPhone 2G crackato ma ATTIVATO legalmente: ci sono diversi iPhone in questo stato, ad esempio chi ha l’iPhone regolare ma che ogni tanto usa altre SIM. Se utilizziamo la SIM originale nessun problema, altrimenti ritorniamo al caso precedente: anche ammettendo che la 2.0 definitiva non controlli l’integrità della Baseband, sarà comunque impossibile attivare l’iPhone con una SIM differente da quella originale, e quando si cambierà la SIM, anche se la Baseband la accetterà, comunque iTunes si rifiuterà di attivarlo.

iPhone 2G legale: nessun problema.

Tenete conto che il Certificato di Attivazione del quale si parlava prima – oltre ad essere anch’esso digitalmente firmato da Apple e per questo non trasportabile – rappresenta la carta di identità dell’iPhone stesso, e l’accesso ad AppStore e iTunesStore avverrà SOLO con questa credenziale. Non è detto che questa limitazione sia attivata immediatamente, ma i test che abbiamo effettuato sulle 2.0 Beta lasciano spazio a pochi dubbi. Questo rappresenta una ulteriore cattiva notizia per chi ha l’iPhone 2G cracckato e pensa di continuare ad usarlo con il firmware 1.1.4: con tutta probabilità si scorderanno qualsiasi accesso a YouTube, iTunesStore, forse anche ad iTunes Stesso.

Se non avete capito che cosa significa tutto quello che c’è scritto sopra, questo pone una pietra TOMBALE sul futuro dell’iPhone “cracckato”.

Game Over.

Un’ultima cosa (one more thing…), per chi delira sul futuro dell’Installer: i ragazzi di NullRiver (quelli che hanno fatto Installer) NON hanno intenzione di rilasciare una versione di Installer per la 2.0, perchè per i motivi sovraesposti (Jailbreak impossibile) e per il fatto che ogni applicazione per poter girare sulla 2.0 deve essere digitalmente firmata da Apple (ce lo vedete l’installer in AppStore?) e resa appunto “trusted” passando da Apple / AppStore. Oltre a questo i produttori del software che trovate sull’Installer hanno già da tempo cominciato a lavorare con l’SDK per pubblicare in AppStore”

Fonte: iphoneitalia

Musica, le licenze libere spaventano la SIAE

a anni se ne parla e ora la Commissione Europea sembra aver perso la pazienza: alla UE non va giù che le società nazionali di raccolta del diritto d’autore, anziché cercare la via della liberalizzazione per far fronte al digitale che avanza, si siano limitate ad una rete di accordi incrociati destinati a proteggere le posizioni monopolistiche di ciascuna. Non va giù al punto che ora la Direzione concorrenza comunitaria sta lavorando sull’ipotesi di irrogare pesanti sanzioni antitrust per le 24 società che come la SIAE in Italia sono coinvolte in questo genere di raccolta.

Un’ipotesi che comprensibilmente non piace alla SIAE, che racconta come molti autori proprio in questi giorni abbiano espresso al presidente della Commissione José Manuel Barroso i propri timori sotto forma di un appello pubblico. Temono che un regime di libera concorrenza tra le società di raccolta in ambito europeo possa ridurre il settore ad un far west e creare una corsa al ribasso del diritto d’autore, con conseguenze a cascata per gli autori.

Va da sé che molti dei nomi che si sono mobilitati sarebbero coinvolti direttamente da un’eventuale stretta: proprio come in Italia per la SIAE, i maggiorenti di molte delle organizzazioni uniche di raccolta sono nomi di spicco della musica, quelli che percepiscono le fette più importanti di diritti d’autore. Ai piccoli, ai giovani, agli emergenti, come noto, perlopiù arriva poco o niente. La Commissione, invece, è pronta ad insistere per una liberalizzazione che permetta agli autori di sfruttare i canali che preferiscono, demolendo i monopoli attuali e costruendo così un nuovo mercato, su nuove regole e più aperto.

Non è un caso dunque, se nella rappresentanza di ECSA (European Composer & Songwriter Alliance) che si è presentata dinanzi a Barroso vi fossero nomi come Robin Gibb (nella foto in alto), che ha consegnato un appello firmato, tra gli altri, da Paul McCartney, Ennio Morricone, Caetano Veloso, David Gilmur ma anche Maurice Jarre, Bryan Ferry e via dicendo. Gibb e gli altri hanno spiegato a Barroso che dal loro punto di vista la condanna dei 24 monopoli significherebbe che “la attuale rete internazionale di tutela delle opere musicali, cinematografiche, radiotelevisive verrebbe messa in discussione, per quanto riguarda le nuove tecnologie – on line, satellite ecc. – con gravi conseguenze per gli aventi diritto”.

Non solo. Come recita la SIAE “si produrrebbe infatti una corsa al ribasso nei diritti d’autore che rappresentano il salario degli autori e si determinerebbe una confusione nella gestione dei diritti stessi per l’assenza di un unico referente in ogni territorio, come invece accade oggi”. Secondo Gibb e gli altri “centinaia di migliaia di piccole e medie imprese, autori ed editori, saranno cancellati senza il vostro aiuto (di Barroso, ndr.). Riteniamo che questo sarà un disastro epico per tutti gli europei, culturalmente, socialmente ed economicamente”. Dal loro punto di vista la fine dei monopoli significherebbe la fine del controllo dell’opera da parte dell’autore. “Fondamentalmente – ha ribadito Gibb – è un diritto umano che chi scrive un’opera abbia il controllo su di essa”.

Chi invece è del tutto favorevole ad un intervento deciso e risolutore della Commissione, e che lo vede come l’unica via per accelerare il processo di innovazione nelle forme di distribuzione delle opere musicali, è l’industria della musica. Proprio in queste ore a Punto Informatico FIMI fa sapere di sostenere la posizione della Direzione concorrenza dell’Unione Europea (che lavora sull’ipotesi di sanzione) perché – spiega – “è necessario assolutamente introdurre elementi di competitività in Europa dove, a causa delle regole adottate dalle collecting degli autori, la musica online è penalizzata”.

Va da sé che licenze liberalizzate e maggiore dinamicità, che i 220 nomi noti dell’appello a Barroso definiscono calamità, siano destinate a piacere a quegli autori emergenti che oggi spesso e volentieri si trovano a proteggere le proprie opere senza poter in alcun modo scegliere le modalità di raccolta dei diritti e, come testimoniano in tanti, senza spesso percepire alcun compenso per la diffusione delle proprie opere negli ambiti della distribuzione che operano in accordo con SIAE & C. in Europa.

Fonte: punto-informatico